Meteo
Esselunga sbarca all’ex Fiat
«Nascerà un’alleanza con i negozi della zona e i mercati ortofrutta e ittico»
LIVORNO. Porta il marchio di Esselunga il colpo di scena che il sindaco pentastellato Filippo Nogarin mette nel copione della sua prima conferenza stampa di fine anno sotto la sagoma del granduca Ferdinando nel dipinto di Justus Sustermans. Preciserà poi che si tratta di 4mila metri quadri all’ex Fiat sul viale Petrarca e, di fronte alla domanda d’un cronista, ammetterà che «probabilmente» servirà una variante urbanistica al Prg vigente per poter collocare lì un punto vendita di tali dimensioni.
Il megastore di Esselunga ricalcherebbe l’identikit della struttura inaugurato in estate a Prato: è un “format” che prevede 140-150 addetti. Nogarin getta il cuore oltre l’ostacolo e parla di «200 persone da assumere con contratti a tempo indeterminato esclusivamente dal comprensorio livornese». E avrà un parcheggio sotterraneo, come tiene a specificare il sindaco. Il progetto è stato «protocollato venerdì scorso» ed è già stato «visto dalla Regione Toscana» (con un «informale ok»). A quanto è dato sapere, prima di veder aprire l’Esselunga livornese l’iter fra burocrazia e costruzione porterà via quasi due anni.
Ma non è forse vero che il M5S sembrava guardare con scarsa simpatia alla grande distribuzione perché «idrovore economiche» che portano altrove i denari del territorio? Nogarin prova a quadrare il cerchio così. Da un lato: la logistica degli approvvigionamenti della sede livornese di Esselunga si baserà anche sul mercato ortofrutta e sul mercato ittico così da allungare la filiera del lavoro e da accorciare quella dei prodotti. Dall’altro: anziché il solito conflitto, si potrebbe creare un’alleanza fra il supermercato e la rete dei piccoli negozi di quartiere cambiando un po’ l’uso della fidelity card per renderne spendibili nei negozi esterni i vantaggi maturati facendo la spesa al supermercato (che ovviamente pagherebbe tali agevolazioni come una sorta di “moneta extra”).
C’è anche un altro annuncio nel menu degli auguri: riguarda l’ospedale. dopo aver rivendicato come sacrosanto l’altolà al nuovo ospedale a Montenero, Nogarin riferisce che alla conferenza regionale dei sindaci ha chiesto ufficialmente all'assessore regionale alla sanità un incontro per voltare pagina e «iniziare, nell'ambito della correttezza delle procedure amministrative, il procedimento di revisione dell'accordo di programma».
Esselunga e ospedale a parte, neanche il terremoto politico di giugno e nemmeno il “mantra” del cambiamento modifica la liturgia di sempre nella conferenza stampa di fine anno: parla sostanzialmente solo Nogarin, e il solo preambolo dura 33 minuti e 12 secondi. In mezzo alle domande della stampa salta fuori anche il Nogarin pre-Grillo, quando a Rosignano era stato nel 2009 fra gli alfieri di una lista civica con esponenti Udc, salvo poi uscire di scena.
Il sindaco dirà che «nella spasmodica ricerca per creare lavoro qualcos’altro sta saltando fuori». Ma, così come per «una iniziativa sul Vernacoliere», fa sapere che per ora vuol tenere le carte coperte. A dirla tutta, le tiene coperte anche sul porto. A chi gli chiede se intende far saltare il Prg portuale facendo melina (in vista d’un possibile cambio al timone dell’Authority), ribatte semplicemente: «Per analizzare la variante anticipatrice ci metteremo il tempo che ci vuole, l’iter sta andando avanti e non possiamo fare errori». Domanda bis: c’è sintonia fra giunta e gruppo consiliare su questo tema? «Il M5S non è un partito e dunque si discute senza diktat dal vertice», dice Nogarin prima di lanciarsi in un appassionato elogio dei consiglieri pentastellati («lavorano da innamorati della propria città»).
Sempre restando fra porto e dintorni, chissà quali idee hanno fatto maturare nel sindaco i famosi sopralluoghi notturni sulle banchine compiuti appena eletto. Fatto sta che quando si è presentato nel comitato portuale dell’Authority ha trovato un muro sulla privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società pubblica del porto crociere e traghetti: eppure contro la privatizzazione aveva alle spalle il sostegno unanime del consiglio comunale (ma qualcosa del genere era capitato sullo stesso argomento anche nell’era Cosimi).
Il porto – afferma – è «buona parte della soluzione, ma non “La Soluzione”». Ecco che Nogarin fissa lo sguardo su un altro tassello dei guai economici della città: le aree ex Spica (dov’erano Delphi e Trw). Il Comune ha lavorato perché «non rimanessero beffardamente delle piccole Cernobyl»: aree «bruciate per sempre, in un territorio che paradossalmente ha sempre meno spazio per le imprese e non può permettersi di cementificare ulteriormente». Tradotto: bonificandole si può dare: 1) sbocco occupazionale agli ex addetti di quelle fabbriche chiuse; 2) risposta alla fame di aree, magari facendolo divenire «un miglio quadro di ricerca» («senza di essa, come testimoniano aziende virtuose come quelle del settore aerospaziale, non può esserci vero radicamento nel territorio»).
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google