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Rabbia e amara ironia per la People Care che protesta in piazza
Sciopero, striscioni e persino due attori di vernacolo alla manifestazione dei 450 del call center a rischio chiusura
LIVORNO. È un dramma, quello della gente della People Care, il call center di Guasticce che rischia di chiudere e di far restare senza lavoro 450 persone, eppure ieri, quando ieri hanno scioperato e sono scesi in piazza, insieme alla rabbia, si è vista anche una buona dose di amara ironia. Non sono nemmeno mancati due attori di vernacolo che, truccati da popolane livornesi, hanno commentato la cosa in modo pittoresco. Poi una delegazione è stata ricevuta in Provincia, per ragguagliare della situazione il consiglio provinciale, mentre stamani ci sarà l’incontro col consiglio comunale di Collesalvetti, e poi l’incontro con l’azienda e, si teme, l’ufficializzazione della chiusura.
La manifestazione di ieri è iniziata alle 9 ed è proseguita fino alle 13, con i dipendenti della People Care presenti a turno in piazza Grande con striscioni, volantini, ma anche con palloncini e magliette. A farla da padrone, come detto, una buona dose di amara ironia, con gli striscioni che ricalcavano i vecchi slogan del 1240, il numero di informazioni telefoniche servito dai lavoratori e dalle lavoratrici del call center di Guasticce. Solo che questa volta la rima era “la paura è tanta” oppure, su magliette e palloncini colorati, si notava che ormai “non suona, non fischia e non canta”.
Ad un certo punto hanno fatto la loro comparsa due attori di vernacolo che hanno commentato in modo a dir poco pittoresco la situazione della People Care, non risparmiando parole anche abbastanza forti in puro dialetto labronico all’indirizzo di chi sta provocando questo stato di cose. Diverse madri che lavorano alla struttura di Guasticce hanno portato con sé in piazza i figli, e su un passeggino di un bambino di pochissimi anni campeggiava uno striscione che si chiedeva se ci sarà un futuro. Durante la manifestazione una lavoratrice ha appeso uno dei volantini che venivano distribuiti all’albero di Natale delle aziende livornesi in crisi, mentre in piazza arrivavano alcune delegazioni sindacali dei dipendenti comunali e provinciali, e della Camera di Commercio a portare la loro solidarietà. Solidarietà che è arrivata anche da alcuni sindacalisti della Trw e del direttivo dei chimici della Cgil, che ha abbreviato apposta la riunione per poter essere accanto alla gente della People Care.
Ad un certo punto i dipendenti del call center hanno “passeggiato” sulle strisce della piazza, rallentando il traffico mentre sfilavano con i loro cartelli e striscioni per attirare l’attenzione degli altri cittadini sulla loro situazione.
In tarda mattinata una delegazione, cui si erano nel frattempo unito il sindaco di Collesalvetti, Lorenzo Bacci, e l’ex presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, che a suo tempo si impegnò per il passaggio dei lavoratori da Telgate a People Care, è andata al palazzo della Provincia, dove però non ha potuto incontrare il presidente Alessandro Franchi che era ancora in viaggio, ma che ha comunque delegato il capogruppo Pd Federico Mirabelli e lo stesso Bacci ad incontrare i lavoratori in modo che l’argomento potesse essere portato all’attenzione del consiglio provinciale che si riuniva ieri pomeriggio. Così, mentre Franchi ha espresso la volontà di «partecipare come Provincia a ogni iniziativa utile per mantenere aperto il sito aziendale», ricordando che lunedì prossimo è in programma un incontro con l’assessore regionale Simoncini, tutti i gruppi del consiglio provinciale hanno sottolineato la necessità di un coinvolgimento attivo del governo sulla vicenda, convocando un tavolo di trattativa con People Care e Seat per scongiurare i licenziamenti.
Oggi alle 9 ci sarà un nuovo incontro istituzionale, quello col consiglio comunale di Collesalvetti, poi si svolgerà quello convocato in azienda dai vertici della società. In questa sede, si teme, potrebbe esserci l’ufficializzazione della chiusura del call center.
Roberto Cestari
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