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Livorno

«A darci ragione sarà la via giudiziaria»

«A darci ragione sarà la via giudiziaria»

Botta e risposta di fuoco. L’azienda: il sindaco non ascolta, delocalizzare sarebbe facile ma non ce ne andremo

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LIVORNO. «Alla luce delle esternazioni del sindaco Nogarin, dobbiamo purtroppo rilevare una palese inadeguatezza di chi rappresenta il Comune ad affrontare una situazione di contraddittorio». È dura la reazione dei rappresentanti della Drass alle parole del primo cittadino. A replicare è Sergio Cappelletti, Managing director dell’azienda.

«Continueremo comunque – interviene – a portare avanti le nostre ragioni in modo pacato, purtroppo a questo punto consapevoli che il buon senso non prevarrà e che solo la via giudiziaria ci darà ragione». Quindi risponde punto per punto. «Il sindaco – scrive – continua a evidenziare come la pratica di esproprio risalga alla notte dei tempi, senza acquisire consapevolezza che è proprio questa la ragione che ne ha causato la decadenza ed illegittimità ai sensi di legge, oltre a numerosi altri vizi procedurali. In esito a questa decadenza, la Drass ha acquisito a prezzo di mercato nel 2014 i terreni che aveva già in affitto, per supportare un recente ed importante sviluppo aziendale che non poteva essere previsto nel 2005. Si tratta di quel mondo reale, di cui probabilmente il sindaco Nogarin ha fatto presto a dimenticarsi una volta insediato, in cui in Italia un'azienda emerge, vince contratti e crea occupazione, una volta tanto, invece di fallire. Di questo il sindaco sembra quasi fare una colpa alla Drass».

«Il sindaco – riprende Cappelletti – a suo tempo è stato prontamente informato dell'acquisizione e ristrutturazione del capannone della Liburnia, pagato oltre un milione di euro. Il sindaco sapeva che si trattava di una risposta forte della Drass ai lavoratori impauriti e una dimostrazione che l'azienda non li abbandonava al loro destino. È disponibile la mail della Drass in cui il sindaco veniva informato dell'acquisizione».

Quanto al giudizio della proposta Drass, «ci rimettiamo alla competente valutazione dell'Aci già pubblicata sul Tirreno. Ed evidenziamo come sia stata la Drass a prevedere un parco fruibile alla scuola d'infanzia Pian di Rota, con accesso in area pedonale, mentre l'attuale progetto si accontenta di disegnare un rettangolo verde circondato, quello sì, da strade ad alto scorrimento».

«Invitiamo l'amministrazione – si arrabbia il manager – a presenziare il territorio invece di disegnare rettangolini verdi sul piano regolatore. Il piano Drass rende disponibili ampi parcheggi di scambio, mentre il progetto comunale elimina i pochi già esistenti».

La risposta dell’azienda è al vetriolo: «Il Comune ha ripetutamente negato un incontro chiarificatore tra il legali di parte, grazie al quale potremmo dimostrare come l'attuale ostinazione del Comune ad appiattirsi sulla posizione di Rfi porterà ingenti danni alle casse comunali in termine di ripristino della viabilità preesistente e risarcimenti».

Il manager fa sapere che «abbiamo già ricevuto parere favorevole del Comitato Picchianti Nord alla proposta Drass». E dà la stoccata tra l’amaro e l’ironico: «Possiamo convenire con l'amministrazione che il tentativo di sopprimere ogni realtà industriale a Livorno possa senza dubbio ridurre il traffico nelle aree industriali».

«Per quanto riguarda i profitti privati e le perdite pubbliche – aggiunge – invitiamo il sindaco a non a puntare il dito su un'azienda che dal territorio ha finora ricevuto solo la professionalità dei propri lavoratori. Verificasse come mai aziende fornitrici del Comune sono state già lautamente pagate da anni per il proprio terreno, del quale sono rimaste in disponibilità gratuita, senza che lo stesso fosse reso disponibile alla collettività sotto forma di viabilità».

E sulla localizzazione: «La Drass non ha mai nascosto di giovarsi di una Sister Company in Romania, poiché le carpenterie pesanti italiane da noi precedentemente utilizzate sono tutte chiuse. Una grande struttura che potrebbe forse ospitare la produzione italiana Drass con minori costi e più profitto. E a farne le spese sarebbero i nostri lavoratori che, grazie alla sinergia con la struttura romena, sono invece triplicati negli ultimi anni. Delocalizzare sarebbe una scelta facile e ovvia, per quel capitalismo che il sindaco teme così tanto. Ci spiace deluderlo, ma quel capitalismo non siamo noi: i nostri ragazzi di Livorno sono la Drass e noi non li abbandoniamo. Noi abbiamo ragione, e non ce ne andremo».

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