Italia
Il Mascagni ce l’ha fatta: è salvo
Livorno, l'annuncio del presidente Giulio Cesare Ricci. Soldi dal maxi-emendamento. Il finanziamento statale era inizialmente nella legge di stabilità, poi era stato cancellato alla Camera, adesso in extremis è stato reinserito. È l’ossigeno per sopravvivere sperando poi nella statalizzazione
LIVORNO. «Con grande soddisfazione vi annuncio che è fatta! Abbiamo raggiunto l'obbiettivo». Parola di Giulio Cesare Ricci, presidente dell’istituto Mascagni, che da più di un anno ha condotto a Roma la trattativa in qualità di coordinatore del fronte della ventina di “università della musica” con una compagine soci simile al Mascagni, cioè non statale (oltre a Livorno, parliamo di Ancona, Bergamo, Caltanissetta, Catania, Cremona, Gallarate, Lucca, Modena e Carpi, Pavia, Ravenna, Reggio Emilia, Ribera, Rimini, Siena, Taranto, Teramo e Terni).
Nella maratona in Senato sulla legge di stabilità sono saltati fuori i soldi che garantiscono la sopravvivenza a questi istituti che devono fare da anni i conti con la difficoltà di una riforma rimasta a metà: lo Stato li ha fatti diventare istituti di tipo universitario ma, dal governo Berlusconi in poi, ha lasciato sulla schiena delle istituzioni locali il peso dei costi.
«Dopo ventidue ore di dibattito», come sottolinea Ricci, è stato «inserito al capitolo n. 170 del maxi-emendamento» il punto relativo al sistema degli istituti di alta formazione. Il testo recita: «Nell'anno 2015 è autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per le finalità di cui all'articolo 19, comma 4, del decreto-legge del 12 settembre 2013, n. 104, convertito con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n 128, nonché di 1 milione di euro per le finalità di cui all'articolo 19, comma 5 bis, del medesimo decreto legge».
Dietro questo linguaggio giuridico-burocratsese c’è l’ossigeno che per quest’anno dà a questi istituti la possibilità di non rimanere schiacciati sotto i conti che è sempre più difficile far quadrare. E Ricci coglie il destro per «ringraziare per il fondamentale impegno» due parlamentari che si sono messi in gioco: il senatore Claudio Martini ed il presidente della settima commissione di Palazzo Madama Andrea Marcucci. Lo ripete rivendicando che la soluzione per Livorno è stata trovata costruendo le alleanze con le altre città per far nascere una battaglia nazionale.
Gli ultimi giorni erano stati al cardiopalma: basti ricordare – afferma – che il contributo ministeriale per questo tipo di istituti non statali riguardo all’anno 2015, era «sì presente nella prima stesura della legge di stabilità, ma era stato poi tolto dalla commissione bilancio della Camera».
Il passo successivo sarà il passaggio alla Camera in terza lettura, contando sulla possibilità che il testo sia confermato “in toto” e a quel punto la palla passerà al governo. Dev’essere per questo che in questi giorni Ricci aggiungeva agli auguri di Natale l’invito a incrociare le dita...
Per Ricci è come aver condotto in porto il proprio mandato che terminerà a febbraio: adesso il Mascagni così come gli altri istituti musicali simili – sottolinea Ricci – «possono chiudere l'anno tranquillamente e guardare al prossimo futuro con un po' più di serenità». Già, perché con queste energie finanziarie si può affrontare la transizione mentre nel frattempo, ed è un’altra cosa di capitale importanza, è partita la discussione sulla statizzazione degli istituti tipo Mascagni.
Da aggiungere poi, guardando alla dimensione più locale, che nel caso di Livorno, il governo ha dato un segnale importante al Comune e alla Provincia. (m.z.)
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