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Mille luci contro il buio della crisi
Cercasi ottimismo disperatamente: mai così tante le mini-luminarie domestiche che si notano sui balconi e alle finestre degli appartamenti a Livorno. E' la voglia di un altro Natale al tempo delle tenebre
LIVORNO. Non è mai stata dura come adesso: è il Natale in cui sotto l’albero troviamo la chiusra di una delle maggiori fabbriche della città (la Trw) e le nubi all’orizzonte dello stabilimento più importante dell’intero comprensorio (la raffineria Eni), l’uno e l’altro con scarse possibilità di eventuale riuso stante l’effetto boomerang della normativa sulle bonifiche. Eppure basta alzare gli occhi appena un po’ verso l’alto ed ecco che è facile notare come mai prima d’ora vi siano state tante luci nella città che attende le feste di fine anno.
Le luminarie pagate dai commercianti in centro? Sì, anche quello: anzi, non più solo nel cuore della città ma anche in tante, tante strade di periferia, quasi sempre nei centri commerciali naturali che sono rappresentati dalle arterie rionali a ridosso delle quali si è strutturata nei decenni una lunga striscia di bar, panifici, ortofrutta, mercerie, farmacie, parrucchieri, uffici, officine, pasticcerie, cartolerie, laboratori artigiani e via elencando. Capita a Ardenza come a Coteto o a La Rosa come a Colline, tanto per dirne qualcuno.
Ma in realtà, più ancora che la tradizionale luminaria pubblica che cerca di reinventare l’epopea dello shopping al tempo della Crisi, il segnale più forte arriva dalle tante finestre e dai tanti balconi di abitazioni che si presentano impreziositi da luminarie private, talvolta neppure tanto piccole. Un esempio? Alla Scopaia in via Inghilterra, nella zona del Grillo sull’Aurelia, dentro Shangai. Oppure nel lungo doppio edificio che a La Rosa è perpendicolare all’Aurelia: almeno una ventina di finestre si offrono allo sguardo con una serpentina di luci, o con una intermittenza, una stella e chissà cos’altro.
Non è qui in questione l’effetto estetico, talvolta ai limiti dell’allucinogeno. E nemmeno vale la pena di soffermarsi su quanto sia curioso che un crescente numero di lucine abbiano tonalità azzurro-glaciali a luminosità limitata: sarà lo spirito dei tempi. Fatto sta che non di rado anche solo per far passare sul terrazzo di casa un ghirigoro di luce senza estro né senso ecco spuntare una sfilza di balconi illuminati, di verande contrassegnate da una qualunque cosa sia in grado di fare luce.
Non è il risultato che conta: è l’intenzione. La voglia di sentirsi un po’ meno al buio. Anzi, se è vero che non esistono più sogni collettivi di ideologia o di politica, semmai non resta che provare – a cominciare da sé stessi - a accendere una lucina sul balcone di casa per provare a renderci un po’ meno buia la strada. Del resto, è tutto quel che abbiamo in mano: una lucina. E se ce n’è una anche sul balcone di quello del piano di sotto, che è pure un po’ antipatico ma pazienza, e anche sulla finestra del bagno di quella famigliola che abita al terzo piano di fronte, forse davvero potrà essere un po’ meno al buio il cammino, in questo inverno che è già fin troppo freddo in fondo al cuore per diventarlo anche nell’aria.
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