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Virzì torna sul set a primavera e gira in Toscana

Cristiana Grasso
Paolo Virzì sul set
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Paolo Virzì sul set

Una storia che ruota attorno al tema del disturbo mentale. In alcune scuole della Versilia già iniziati i casting per trovare un piccolo attore

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LIVORNO. L’aveva annunciato a fine novembre al Torino Film Festival: «A primavera torno sul set...». E anche qualcosa della storia su cui sta lavorando aveva lasciato intendere, una storia di disturbo mentale e voglia di libertà, anche d’amore. La promessa sarà mantenuta. E sarà mantenuta in Toscana. Il regista Paolo Virzì sta infatti cercando tra Viareggio e Torre del Lago, piccoli attori per il suo prossimo film, titolo provvisorio “Un po’ di felicità”. Maschi, tra i 4 e i 10 anni, che andranno a far parte del cast di questo nuovo racconto, racconto delicato, sì di disturbo mentale ma anche di amicizia e di speranza. Tra mercoledì 17 e giovedì 18 i collaboratori di Virzì, che in questi giorni è negli Stati Uniti per promuovere il suo “Capitale Umano” in corsa per conquistare un posto nella cinquina dei candidati stranieri all’Oscar, saranno quindi alle elementari Darsena a Viareggio e alle medie Tomei di Torre del Lago. Ed altri casting sono in programma a Lucca. Il nuovo film infatti sarà girato per lo più nella nostra regione, sembra tra Viareggio e Pistoia ma non è escluso che la troupe tocchi anche Livorno ed altre città. Per ora però tutto il progetto (trama, protagonisti) è avvolto da top secret.

Di certo c’è che Paolo Virzì al festival di Torino, dove è guest director, ha fortemente voluto, per la sezione “Diritti&Rovesci” e in prima nazionale, “Il Viaggio di Marco Cavallo”: cronaca di una battaglia itinerante per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, di 4000 chilometri percorsi da un grande cavallo azzurro di cartapesta simbolo della rivoluzione basagliana e della legge 180 che chiuse almeno ufficialmente i manicomi, cronaca di partecipazione e passione. Un’avventura che ha toccato 16 città e coinvolto anche la compagnia livornese Major Von Friunzius composta da attori disabili e non solo, che per la tappa labronica del cavallo ha presentato una performance teatrale "di strada" ispirata al "Dialogo di Marco Cavallo e il Drago”con gli internati di Montelupo Fiorentino.

Per il film, diretto da Erika Rossi e Giuseppe Tedeschi, Virzì ha avuto parole di grande apprezzamento: «Il film è bellissimo: ha la forza del dolore nel testimoniare un'ingiustizia profonda ma anche la grazia di chi sa raccontare, di chi adopera il materiale della vita e della realtà per farne racconto». Virzì, commentando “Il Viaggio di Marco Cavallo” raccona anche di essere sempre stato affascinato da questo tema: «Ho sempre avuto a cuore un fatto. Che la natura umana è fragile, che la differenza tra sano e insano è labile. Credo che sia troppo comodo ritenerci sani e isolare una persona, affibbiandole le etichette di folle e socialmente pericoloso. È una cosa barbara, inconcepibile, perciò vale la pena di essere raccontata. Colpisce come dopo tutti gli sforzi il percorso sia ancora drammaticamente incompiuto: nel pubblico, comunque, a spiccare è sempre l'eccellenza della città di Trieste».E oltre al cavallo blu c’è anche un libro, citato dallo stesso Virzì, che potrebbe avere avuto il suo peso nella sceneggiatura del nuovo film: è “Fuori come va?”, di Peppe Dall’Acqua, sottotitolo che è già una speranza “Famiglie e persone con schizofrenia. Manuale per un uso ottimistico delle cure e dei servizi”.

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