Il Tirreno

Livorno

Dello Sbarba, la memoria non tradisce la sua Dc

di Carlotta Nigiotti
Dello Sbarba, la memoria non tradisce la sua Dc

Il giornalista Manfellotto modera l’incontro di presentazione del suo libro: «Nelle pagine una vita nella politica, con un fanfaniano che parla di Andreotti»

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LIVORNO. «Enrico Della Sbarba non si è arreso, né si arrenderà. Ideali profondi ed una vera passione politica lo spingono a rimanere in campo ed a scrivere la storia della Democrazia Cristiana»: queste sono le parole dell’amico e democristiano doc Gerardo Bianco che ha introdotto il libro di Dello Sbarba “La mia Dc”, sintetizzandone lo spirito.

Al tavolo, un gruppo di persone che sembra indossare la voglia di una Democrazia Cristiana 2.0, composto da Giangiacomo Panessa, Egidio Pedrini, Gerardo Bianco ed Ivo Butini, il più vecchio della vecchia guardia.

A fare da mediatore all’incontro il giornalista Bruno Manfellotto, già direttore del Tirreno e dell’Espresso, legato ad Enrico Dello Sbarba da una profonda stima per la sua tenacia, come ha sottolineato lo stesso Manfellotto ricordando quando l’autore giorno dopo giorno si presentava al Tirreno a portare lettere da pubblicare. «È un libro singolare - commenta il direttore - fatto di ricordi, di memorie, tipico di chi ha trascorso una vita ad essere attivo in politica, ma invece di parlare di Fanfani, un fanfaniano come lui, parla dei rapporti avuti con Andreotti».

Come Andreotti, pure Dello Sbarba coltiva la passione dello scambio epistolare grazie a cui oggi vanta un folto carteggio di lettere sue col senatore della Dc. Sollecitato affinché la memoria dei territori non andasse perduta ma anzi valorizzata, decide di dare un più ampio respiro al suo sapere, alla sua esperienza, denotando una mano polemica ma anche dispolemica e soprattutto una grande fede nella sua Dc.

Ma qual è stato il fattore scatenante che ha fatto sì che Dello Sbarba si mettesse seduto alla scrivania e raccogliesse tutte le sue memorie in un libro? «Ho scritto questo libro occasionalmente; quando Andreotti nel 2013 morì, tirai fuori dal mio archivio tutte le corrispondenza epistolari avute - rivela l’autore Dello Sbarba - L’aggressione spropositata della stampa nei confronti di Andreotti e di conseguenza in tutti democristiani, facendo di tutta l’erba un fascio, mi ha spinto a dare una risposta al processo pubblico messo in atto non tanto ad Andreotti ma a cos’era Democrazia Cristiana - sottolinea in conclusione Dello Sbarba - indicando alcuni passaggi fondamentali come il referendum contro il divorzio e ricordando personaggi che hanno tessuto le fila del vessillo della Dc».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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