Il Tirreno

Livorno

Niente violenze sui bimbi la maestra sarà risarcita

di Federico Lazzotti

Giuditta Angiolelli era stata accusata di abuso dei metodi correttivi e trasferita da Guasticce a Vicarello, ora il ministero dovrà pagarle i danni

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LIVORNO. Era accusata di chiudere i suoi baby alunni per punizione dentro a stanze buie, oppure di tappargli la bocca con dei cerotti. E per questo - aperta l’inchiesta della Procura - il Ministero dell’Istruzione l’aveva trasferita dalla scuola d’infanzia di Guasticce, dove prestava servizio, a quella di Vicarello. La motivazione? «Incompatibilità ambientale». Era la primavera-estate del 2006.

A distanza di oltre otto anni, incassata l’archiviazione del Tribunale di Livorno per quel che riguarda l’inchiesta penale e rientrata nella sede originaria, Giuditta Angiolelli, 57 anni, ha chiesto e ottenuto un risarcimento dal Ministero per l’ingiusto trasferimento.

Lo ha deciso nei giorni scorsi il giudice Raffaella Calò a tre anni di distanza dal ricorso presentato al Tribunale civile dagli avvocati Michela Matarazzo e Silvia del Gaddo.

«La cosa importante - spiega la maestra - non è la cifra che mi è stata riconosciuta e che abbiamo deciso di non rendere pubblica, ma il fatto che un giudice abbia riconosciuto il danno che ho subito per via di questa storia».

Le motivazioni con le quali il giudice condanna il Ministero sono contenute in una decina di pagine depositate lo scorso 11 novembre in cancelleria.

Si legge in uno dei passaggi chiave: «Il Ministero non ha specificamente contestato l’esistenza della violazione, da parte dell’Amministrazione convenuta, degli obblighi di tutela della personalità fisica e morale del dipendente. Sarebbe stato onere del Ministero convenuto allegare e provare di avere fatto tutto quanto era nella sue possibilità per pervenire a un accertamento della fondatezza degli addebiti mossi dai genitori degli alunni alla maestra». Una mancanza secondo il giudice visto che l’Amministrazione «si è limitata a disporre il trasferimento, con ciò implicitamente avallando la ricostruzione dei fatti effettuata da alcuni genitori e poi risultata infondata, tanto in sede disciplinare che in sede penale». Ecco perché sussiste «la prova dell’esistenza della condotta affermata dalla ricorrente a sostegno della domanda di risarcimento del danno».

La cifra finale alla quale è arrivata il giudice e che il Ministero dovrà versare alla 57enne è la somma tra il danno biologico, quello esistenziale, le spese che la maestra ha dovuto sostenere durante i 55 giorni in cui invece di raggiungere la sede di Guasticce è dovuta arrivare a Vicarello. E infine il danno di immagine viste le accuse che alcune mamme le hanno fatto pubblicamente e che sono risultate infondate.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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