Il Tirreno

Livorno

Addio al mitico Nocchi, re della strada

di Lara Loreti
Addio al mitico Nocchi, re della strada

S’è spento in ospedale a 40 anni, la città in lutto lo ricorda con affetto. Era sempre a spasso in bici: “Ce l’hai du’ spiccioli?”

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LIVORNO. “Alle amministrative vota Nocchi!”. Il sorriso sempre stampato sul volto, in sella a una bici, ogni volta diversa, in via Gramsci, intorno all’ospedale, e nelle vie del centro. “Ce l’hai una monetina? Dai due spiccioli!”. Questa la frase che di solito rivolgeva ai passanti, con i suoi occhi verde mare e l’espressione stralunata, da uomo caduto dalle nuvole.

S’è spento all’età di quarant’anni Massimiliano Nocchi, volto ben noto in città, livornese di nascita, nato in Corea, cresciuto alla Leccia, in via Botticelli. Era malato, il suo fisico minuto provato dalla vita sregolata. Nella notte fra sabato e ieri se n’è andato: è morto in ospedale, nel reparto delle malattie infettive dove era stato trasferito dopo un malore per cui era stato portato al pronto soccorso.

A settembre aveva compiuto quarant’anni, occasione per cui aveva festeggiato con tutti quelli che lo conoscevano. Quel giorno sul suo profilo facebook era spuntata una simpatica foto. Sul social ci sono anche dei gruppi a lui dedicati, tanto è conosciuto in città. Un esempio? In occasione dell’elezione del nuovo governo cittadino del Movimento cinque stelle sul suo profilo è apparso il post: “Sindaco novo, ora fo solo le bici a cinque marce”. Nella sua difficile esistenza, la bici rappresentava infatti un must.

Nocchi era nato in Corea, in via Achille Grandi e poi da ragazzino si era trasferito alla Leccia Il babbo l’aveva perso da giovane, la madre, Rosalia Santannera, 72 anni, vive nella stessa casa di via Botticelli dove lui ha trascorso gran parte dei suoi giorni. Tanti dolori nella vita di Massimiliano: nel 2002 era morto suo fratello Adolfo, che all’epoca aveva 41 anni. «Lo ricordo con affetto - dice Alessandro Saltamonti, vicino di casa in via Grandi - Negli anni Settanta frequentavamo le elementari Modigliani insieme. Era una famiglia difficile la sua, lui però è sempre stato solare. Non molti anni fa me lo ritrovai sull’uscio di casa: era tornato “all’ovile” e mi chiedeva soldi. La sua scomparsa mi addolora».

Una vita segnata anche dal carcere quella di Nocchi, soprattutto fino agli anni Novanta, e poi dai problemi con l’alcol e con la droga e da piccoli furti, con le bici nel mirino: espedienti per sbarcare il lunario. La sua vita da clochard, che ormai andava avanti da anni, gli pesava: spesso si sfogava con la gente a cui rivelava di avere sciupato «due appartamenti per la droga» e di aver buttato via la sua vita, non essendo mai riuscito a recuperarla, anche se qualche volta ci aveva provato.

Nonostante la sua esistenza difficile, Massi - come lo chiamava affettuosamente la gente - riusciva però sempre a strappare un sorriso alle persone che incrociava. Rispettoso a modo suo, ringraziava sempre chi gli dava l’elemosina o gli regalava del cibo.

Ma il Nocchi era apprezzato soprattutto perché, nonostante tutto, non aveva rinunciato ai suoi valori. Gli investigatori raccontano che non si è mai ribellato a un arresto e non ha mai cercato scappatoie. Nel momento in cui veniva fermato, agli agenti diceva: «Se devo pagare, pago per quello che ho fatto, ma non venderò mai nessun altro».

Ora il suo corpo si trova nella camera mortuaria. Nel tardo pomeriggio c’è stato il via libera: il corpo è stato rilasciato alla famiglia. Il funerale sarà celebrato domani: il corteo funebre partirà alle 9.30 dall’ospedale e alle 10 sarà celebrata la funzione al cimitero comunale dei Lupi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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