Caritas: sempre più persone "normali" a rischio povertà
LIVORNO. Nei primi 6 mesi dell’anno ai centri ascolto della Caritas livornese guidata da suor Raffaella Spiezio (foto) si sono rivolte 1193 persone, 337 delle quali per la prima volta. I l 30% non aveva bussato in precedenza all’organizzazione caritativa. Segno che «lo scivolamento in situazione di difficoltà ha colpito in un solo semestre trenta persone su 100».
A dirlo è il report dell’Osservatorio sulla povertà che relativamente ai primi sei mesi di quest’anno la diocesi ha pubblicato sul proprio giornale on-line (www. lasettimanalivorno.it). Il dossier Caritas insiste sulla difficoltà di guardare dentro tante singole esistenze. Ma in certo qual modo un comun denominatore c’è: rispetto al 2013 è «diminuita la differenza di presenza tra uomini e donne così come tra italiani e stranieri». È vero che nel primo semestre 2014 le donne sono ancora il 56,3% del totale degli utenti, ma c’è una diminuzione di 6 punti percentuali a confronto con l’anno prima. E qualcosa di simile vale anche nella distinzione fra italiani e stranieri: sempre più spesso sono i livornesi doc, diciamo così, a precipitare nel gorgo dell’impoverimento.
La Caritas ne trae una indicazione generale: la condizione di fragilità è sempre meno circoscrivibile all’appartenenza di genere o all’origine straniera. Insomma, la “normalità” del proprio percorso esistenziale non è più una garanzia per non capitombolare nell’abisso. Tant’è vero che nelle conclusioni del report gli analisti ecclesiali parlano esplicitamente di un aumento della vulnerabilità della famiglia nel suo insieme: il rischio povertà non riguarda più singoli casi di immigrati o clochard, qualche esistenza “deragliata” lungo il percorso. Sempre più spesso – è questa la riflessione che salta fuori – basta poco più d’un inciampo nella vita a far ruzzolare in un impoverimento dal quale è difficilissimo rialzarsi. In gran parte dei casi l’inizio dell’odissea è la mancanza di lavoro (85% dei casi seguiti): eppure in 4 casi su 10 le persone che bussano alla Caritas sono nel pieno dell’età lavorativa.
La perdita del lavoro, un improvviso abbassamento della capacità di reddito (o anche solo una malattia grave fra i familiari) ed ecco che presto si rischia di perdere la casa e di far saltare gli equilibri interni alla famiglia, magari con divorzio o separazione (Livorno è fra le cinque realtà italiane dove se ne contano di più). Si resta soli, isolati, in ginocchio.
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