Uccidiamo il palio per farlo vivere meglio
Leggo sul nostro giornale della “proposta choc dell'assessore Perullo”, secondo quanto recitava il titolo dell'articolo. La proposta dell'assessore sarebbe quella di fermare le gare remiere per un anno.
Per poi rilanciarle in grande con un Palio che avesse un interesse non più solo cittadino, ma possibilmente nazionale. Bene, devo dire che la proposta non mi “sciocca” per niente, e che anzi la trovo piuttosto sensata. Non voglio dire che l'idea di fermare le gare per un anno sia l'unica via possibile per raggiungere lo scopo (non credo lo pensi neanche l'Assessore). Voglio però dire che l'unica via sensata è quella di unire le forze e di rilanciare quelle gare nella cornice di un Palio che diventi, nel tempo, un'occasione di festa e di marketing territoriale per tutta la città.
Noi livornesi abbiamo, purtroppo, un' anima fortemente conservatrice, e la prima parola che ci viene in bocca, davanti a una proposta innovativa, è “no”. Per questo, interpretando correttamente questa nostra indole, il titolista ha scelto il termine “choc”. Eppure, a non mettere mano alle cose, a non stravolgerle anche profondamente, finisce che le cose muoiono e resta solo il rimpianto dei bei tempi andati. Immaginare invece un Palio remiero reinventato come perno di una manifestazione che coinvolga, ad esempio, anche la cultura gastronomica del territorio, e tutti quegli artisti (livornesi ma anche no) che si lasciassero affascinare da un evento come questo, potrebbe risultare un'idea vincente. La proposta dell'Assessore Perullo non dovrebbe dunque sembrarci scioccante ma semplicemente razionale. Sarebbe anzi auspicabile che su di essa convergessero anche le opposizioni (cui mi sento più vicino). Lo dico in anticipo, ignorando, ad oggi, le eventuali prese di posizione. Lo dico conoscendo la tendenza tipica della politica italiana a preferire le guerre di trincea alla dialettica. Lo dico perché, tante volte, non si comprende che dire un "sì" a una proposta giusta non indebolisce chi lo pronuncia. Semmai, al contrario, ne rafforza l'autorevolezza e la coerenza quando si troverà a motivare un "no".
Quando avevo quindici anni, data la stazza non proprio efebica, un amico di famiglia chiese ai miei genitori se volevano mandarmi a vogare per il Colline. Dissi di no, perché ero troppo pigro e vogare è cosa terribilmente faticosa. Invece del remo, ho così preso in mano la penna: per quel che vale la mia opinione, credo che l'idea dell’assessore Perullo vada sostenuta nell'interesse stesso di chi versa sudore e passione sugli scalmi dei gozzi.
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