Il presidio
«Se paghiamo le spese rischiamo di chiudere»
L’Associazione Don Nesi dopo la sentenza del giudice che dà ragione alla curia «Al vescovo Giusti chiediamo almeno un ripensamento sulla richiesta di denaro»
LIVORNO. «Nei prossimi giorni decideremo con i nostri legali come agire. Intanto però resta l’amarezza per non aver visto, a nostro avviso, quella piena giustizia che ci saremmo aspettati».
Questo il commento di Renzo Bacci, presidente dell’Associazione Don Nesi - Corea, dopo che il giudice ha dato ragione al vescovo Simone Giusti nel braccio di ferro che si è concluso con lo sfratto e lo spostamento dell’Associazione nell’adiacente sede delle scuole Pistelli.
«Si è conclusa una vertenza legale da noi non cercata - spiega Bacci in un comunicato - in quanto sino all’arrivo di monsignor Giusti avevamo svolto la nostra attività di aiuto nel quartiere di Corea in perfetto accordo con i precedenti vescovi, monsiglior Ablondi e monsignor Coletti, in un comune e reciproco rispetto. Purtroppo - sottolinea il presidente dell’Associazione - se non abbiamo potuto aderire immediatamente alla richiesta di monsignor Giusti di abbandonare i locali del Villaggio, questo è dipeso da ritardi del Comune nell’assegnarci la nuova sede, da noi più volte sollecitata e sempre promessa e rimandata dalla precedente amministrazione».
Bacci rivendica «il lavoro sinora svolto in consapevole coerenza coi valori morali ereditati dalla figura e dall’opera di don Nesi, i criteri lineari di azione nei servizi e nelle attività sulla base di volontariato, gratuità, e ancoraggio alla territorialità: metodologie improntate all’apertura e al dialogo».
«Purtroppo - aggiunge - la sentenza del giudice ha deliberato in favore di monsignor Giusti non solo per la riconsegna dei locali, ma anche con un credito di oltre 55mila euro per affitti pregressi, oltre alle spese legali».
«Decideremo con i legali e in modo collegiale e partecipato che cosa fare ora - prosegue Bacci - Ma la richiesta di un indennizzo di tale entità, cui non riusciremmo a far fronte, rischia di portare alla chiusura dell’Associazione, dei suoi servizi e delle sue attività».
Il presidente assicura che «faremo di tutto per non far mancare i servizi socio-educativi e le attività socio-culturali al quartiere Corea e a tutta la città, nella consapevolezza del nostro diritto e dovere di impegnarci in tale direzione». «Solleciteremo ancora il vescovo - conclude Bacci - per un incontro e un suo benevolo e auspicabile ripensamento sulla richiesta di denaro, accogliendo così le tante espressioni di consenso alla vita dell’Associazione anche da parte di autorevoli personalità del mondo cattolico, ecclesiastico e laico che hanno avuto occasione nel tempo di conoscerci e di aiutarci».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
