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Mascagni, ora si decide sul passaggio allo Stato

Mascagni, ora si decide sul passaggio allo Stato

Giulio Cesare Ricci alla guida del coordinamento nazionale degli istituti simili «L’importante è arrivarci vivi: c’è da costruire un “ponte” di finanziamenti»

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LIVORNO. «Se non ce la facciamo adesso, non so proprio quando potremo tornare a sperare di centrare l’obiettivo». Giulio Cesare Ricci, presidente dell’istituto musicale Mascagni in carica fino a febbraio, deve sentirsi come un calciatore sul dischetto del rigore all’85’ o uno sprinter che vede l’arrivo vicino. Il traguardo? Il passaggio delle “università della musica” come il Mascagni nelle mani dello Stato, completando la riforma rimasta a metà da anni: una ventina di istituti simili in tutta Italia che sono sì praticamente come atenei eppure devono cavarsela con i soldi degli enti locali.

«È iniziato da pochi giorni – afferma Ricci – l’iter del disegno di legge: è nella settima commissione al Senato». Il relatore, l’ex governatore toscano Claudio Martini, appassionato di musica e numero 2 del gruppo Pd a Palazzo Madama, ha fatto partire le consultazioni per arrivare alle audizioni: in agenda anche quella di Ricci in qualità di coordinatore nazionale del fronte degli istituti. Ha dalla sua anche il fatto di esser stato indicato dal ministro Carrozza come esperto per conto del ministero («a titolo del tutto gratuito», precisa Ricci). Problemi quando il ministero è passato nelle mani di Giannini? «Nient’affatto, anzi – rincara – era stato uno dei primissimi senatori che avevo incontrato e aveva mostrato interesse al problema».

Non è escluso che se si trova la quadra fra i capigruppo l’argomento possa essere affrontato direttamente in commissione con una scorciatoia di tempi. Del resto, il “metodo Livorno” – dice Ricci – è stato quello di costruire una alleanza nazionale per risolvere un problema locale. Risultato: le città che hanno un problema di “statalizzazione” come Livorno con il Mascagni hanno amministrazioni con tanti colori politici differenti. Sembra che stia avendo buon esito il gioco di squadra: ciascuno ha incalzato i parlamentari locali e quelli del proprio partito creando un intreccio di persone ch, trasversalmente, si stanno occupando di condurre in porto questa nuova norma.

Ma il problema – insiste Ricci – è arrivare vivi alla “statizzazione”. Ci vuole un po’ di tempo e sarebbe una vittoria inutile se nel frattempo gli istituti fossero stati costretti a chiudere i battenti per mancanza di fondi. Ecco perché la battaglia per la soluzione definitiva si affianca a quella per «affrontare la traversata». Come? Garantendo un “ponte” triennale di fondi: sia bussando al ministero (270mila euro) sia alla Regione (500mila).

C’è poi l’aspetto del rapporto con gli enti locali che del Mascagni sono gli “azionisti”: da un lato, il Comune ha una nuova guida pentastellata; dall’altro, la Provincia sta per ridurre il proprio raggio d’azione.

Capitolo Palazzo Civico. Il Comune – spiega Ricci – ha sempre completato la propria quota assegnando una seconda tranche (130mila euro) con l’assestamento di bilancio. «Cosimi l’ha annunciata ma è ora il sindaco Nogarin che deve concretizzarla. Comunque, con la vicesindaco Sorgenti, musicista e nostra ex allieva, c’è un rapporto costruttivo».

E con la Provincia? «Di solito dava 300mila euro, axdesso ne ha trovati 100mila a fatica. E l’anno prossimo chissà. È per questo che ho tanto insistito per mettere in sicurezza i conti con Regione e ministero. Così da consegnare al mio successore una bella dote e la possibilità di consolidare la crescita».

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