«Il Pd non ha chiesto scusa dopo le offese alla Festa»
L’Associazione paraplegici torna all’attacco contro gli organizzatori dell’evento Il presidente Torsi: «Grave il silenzio assordante di chi ci aveva chiamato incivili»
LIVORNO. «Avrei voluto che gli organizzatori della Festa si fossero scusati con il sottoscritto e con le altre persone che hanno offeso faccia a faccia, così come ci hanno apostrofato quella sera, chiamandoci incivili, dissidenti e bugiardi. Invece nessuno ha accennato un mea culpa: una conferma di quanto qualcuno al Caprilli abbia sottovalutato il tema della disabilità».
Sono tutt’altro che diminuite la rabbia e la delusione per Fabrizio Torsi, presidente della Associazione paraplegici, dopo il trattamento ricevuto venerdì alla Festa del Pd. Quando, proprio in occasione di un dibattito sulla disabilità, lui e altri membri dell’Associazione hanno avuto un pesante diverbio con gli organizzatori.
Con il passare delle ore, al già grave danno subìto, per Torsi si è aggiunta la beffa delle mancate scuse e della «superficialità delle spiegazioni». Ieri Fabrizio aveva programmato una conferenza stampa. Invitando, tramite la segreteria del Pd, gli organizzatori della Festa. Invito rivolto in particolare al responsabile Maurizio Paolini, accusato da Torsi di aver attaccato verbalmente lui e un altro associato, Stefano Calamai (insieme alla moglie Luisella) dopo che erano stati allontanati dal palco e apostrofati come “incivili” dal moderatore del dibattito, il giornalista Gianluca Nicoletti.
Tutto perché Fabrizio e gli altri si erano presentati per verificare l’effettiva accessibilità alla struttura: l’unica soluzione per chi si spostava in carrozzina era infatti quella di essere preso in braccio per tutta la rampa di scale del sottopasso.
Ieri le sedie riservate agli organizzatori sono rimaste vuote. «Un bel modo per ripartire - ironizza Fabrizio - Questo poteva essere uno spunto per una riflessione che guardasse al futuro. Bastava scusarsi per la gaffe, invece questo atteggiamento conferma la scarsa attenzione sul tema».
Torsi spiega di aver ricevuto la solidarietà del sindaco Nogarin, tramite il suo portavoce, e degli assessori Dhimgjini (sociale) e Aurigi (urbanistica). «L’unica telefonata sincera che ho avuto dal Pd - attacca - è stata quella di Rossella Lupi (responsabile scuola della Segreteria regionale, ndr)». Respinte quindi al mittente le dichiarazioni di Paolini, che aveva detto di essersi chiarito con Torsi: «Da lui ho ricevuto una telefonata di un minuto, durante la quale mi ha passato Antonio Mazzeo, responsabile dell’organizzazione del Pd Toscana, che mi ha trattato con tono arrogante. In più erano parole di circostanza, come per gettare acqua sul fuoco».
«Ad oggi - sottolinea Fabrizio - agli occhi dei presenti alla Festa, io, Stefano e Luisella restiamo “incivili, dissidenti e bugiardi”, persino “persone mandate da altri gruppi politici”. Perché è così che ci hanno apostrofato prima il moderatore al microfono e poi gli organizzatori del Pd».
Organizzatori che, secondo Torsi, avrebbero dovuto accertarsi dell’accessibilità alla Festa, e che avrebbero potuto migliorarla con un coinvolgimento delle associazioni: «Paolini dice che mi conosce? Allora perché non mi ha interpellato? Perché non ha chiesto consigli o il prestito dei nostri mezzi multiadattati? Invece hanno pensato che il problema potesse essere risolto prendendo in braccio i disabili lungo le scale. Con tanti saluti alla dignità della persona. L’alternativa al sottopasso - rivela - era un percorso di un chilometro tra buche, fango e buio. E il giorno dopo era tutto come prima».
Nonostante l’amarezza, Fabrizio non ha coinvolto le associazioni a livello nazionale. «Anche perché il presidente della Federazione italiana per il superamento dell’handicap era presente sul palco e ha detto che noi “strumentalizziamo” la disabilità. E poi amo troppo Livorno, non mi va di metterla in ginocchio. La città - conclude - può ancora uscire bene da questa storia. Basta però che ognuno si prenda le proprie responsabilità. Cosa che non è ancora avvenuta».
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