Il Tirreno

Livorno

Al timone della Spil ora arriva Giani

di Mauro Zucchelli
Al timone della Spil ora arriva Giani

È il numero due della Cassa di risparmio di Ferrara. Fumata nera per la sostituzione degli altri dimissionari: slitta a venerdì

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LIVORNO. Arriva da Ferrara ma è livornese il nuovo presidente della Spil, la società controllata dal Comune che ha la regia della reindustrializzazione di ex fabbriche dismesse. A prendere il posto di Riccardo Vitti è Andrea Giani, classe 1970 come il sindaco pentastellato Nogarin che l'ha indicato: le candeline sulla torta le ha spente poco dopo Befana.

Dopo la brillante maturità all'Itc Vespucci e l'altrettanto brillante laurea in economia aziendale a Pisa, il curriculum è tutto nel segno delle banche. Dopo un rodaggio di cinque anni come consulente in Fincosult, eccolo salire i gradini della carriera nel mondo del credito: prima responsabile dell'ufficio titoli a Banca Etruria, poi a Deutsche Bank il passaggio da private banker a promotore e quindi a direttore di filiale, quindi l'arrivo alla nuova banca labronica (Credito Cooperativo Costa Etrusca) prima come vice e poi come direttore generale fino a quando l'istituto viene acquisito da Banca Cras, per la quale va a ricoprire il ruolo di direttore centrale area affari prima di approdare a Ferrara via Roma (dove è stato al timone di un istituto controllato da Carife, la Cassa di risparmio ferrarese).

Dall'autunno di due anni fa è il vicedirettore di Carife (e dal maggio 2013 è il presidente della controllata che opera sul fronte mobiliare come Sim): la "Cassa" ferrarese sta attraversando un periodo assai travagliato se è vero che la Banca d'Italia ha mandato i commissari (ma per rimettere in riga quel che è stato combinato prima dell'arrivo di Giani).

Dunque, con una esperienza del genere alle spalle non dovrebbero spaventarlo i conti un po' zoppicanti di Spil: quest'anno la società livornese è tornata all'utile per 94mila euro ma solo perché è stato pompato ossigeno finanziario vendendo all'Autorità Portuale 18mila metri quadri di un terreno d'oro come Paduletta in porto per una cifra attorno ai tre milioni e mezzo di euro. Non ci fosse stata quella compravendita i conti di Spil sarebbero precipitati in profondo rosso per il terzo anno consecutivo, visto che le perdite avevano sfiorato il mezzo milione di euro nel 2012 (461 milioni di euro per esser precisi) e il doppio nel 2011 (944mila euro).

A determinare la svolta è stata l'assemblea dei soci di Spil, nel cui azionariato figurano anche due banche (Monte Paschi e Banco Popolare, ciascuno con una quota attorno al 15%) e istituzioni locali come la Camera di commercio (6,5%), la Provincia di Livorno (1,5%) e il Comune di Collesalvetti (0,2%).

Sulla scia del terremoto elettorale di giugno che ha portato il M5S a Palazzo Civico, in un consiglio d'amministrazione con sette poltrone, si sono dimessi i quattro consiglieri nominati dalla precedente giunta livornese a guida Pd: ma nella seduta di ieri l'unica scelta fatta per ora dall'assemblea soci è stata quella di puntare su Giani mentre per le altre caselle del puzzle ogni decisione è stata rinviata al prossimo round in agenda dopodomani.

Proprio mentre il sindaco Nogarin annuncia l’intenzione di fare della Spil una sorta di «piccola Eni» (è un lapsus evidente, chiaramente voleva indicare l’Iri delle Partecipazioni Statali), non è un segreto che la Camera di commercio voglia uscire dalla Spil: il presidente camerale Sergio Costalli l’ha gridato a sei colonne sul Tirreno già da giorni. Ma è ovvio che, trattandosi di una società che ha in dote un patrimonio oltre i 30 milioni di euro, punti a ricavare dal suo 6,5% qualcosa di più del valore nominale.

Sta di fatto che, a quanto è dato sapere, all’assemblea di ieri non sono mancati i forfait: non risulta fossero presenti né il consigliere indicato dalla Camera di commercio né quello designato dal Monte Paschi (anche se potrebbe esserci stato qualche quiproquo nelle comunicazioni relative alla convocazione della riunione). Non solo: gli esponenti tanto dell’ente camerale che delle banche, pur senza fare polemiche, non hanno però presentato le dimissioni.

Ma il problema principale non sono eventuali sassolini nelle scarpe. Il nuovo consiglio d’amministrazione dovrà vedersela con la ristrutturazione dell’indebitamento (causato soprattutto dai costi di realizzazione del parcheggio al posto dell’ex cinema Odeon): forse è per questo che è stato scelto un uomo di banca. Però il rebus dei rebus sta nella strategia: cosa dovrà fare la Spil? Meglio: dove dovrà trovare le energie finanziarie per farlo? Anche perché ha sì un pacchetto di una cinquantina di appartamenti ma vi abitano famiglie: difficile venderli, senza innescare forti tensioni sociali.

Non resta che la parte rimanente delle “zolle d’oro” di Paduletta che la Spil ha in porto: ma venderle equivarrebbe a far cambiare mestiere alla società che negli anni ’90 era stata trasformata in agente di reindustrializzazione: se vende Paduletta, diventa una immobiliare con un parcheggio e un po’ di case affittate da gestire. Non è la stessa cosa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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