Scuse, linguacce e saluti è lui l’uomo del grattacielo
Dopo il volo con il paracadute dalla terrazza del palazzo di piazza Roma è caccia al “base jumper”. «L’ho visto atterrare, stava per venirmi addosso»
LIVORNO. È lui l’uomo del grattacielo, ripreso in faccia dalle telecamere a circuito chiuso puntate nell’atrio del palazzo più alto della città. Fino a ieri era un fantasma che volava di notte con il paracadute e firmava il suo messaggio di scuse dopo il primo blitz dentro allo stabile come “un visitatore occasionale”.
Adesso si scopre che ha lineamenti da ragazzino coperti da un filo di barba, il fisico esile che si muove dentro a pantaloni e maglietta troppo larghi, da rapper.
Sono le 2,30 di martedì notte e nell’ultima passerella dentro al grattacielo disegnato dal Michelucci ha le ginocchiere abbassate e il volto rilassato, forse perché il peggio è passato, la sua sfida contro il vuoto e sé stesso è vinta, compiuta. Sarà per sempre lui, dentro al clan dei “base jamper”, i saltatori estremi, il primo ad aver conquistato il grattacielo di Livorno
Allora alza le mani in segno di resa, come se volesse scusarsi e vantarsi allo stesso tempo con l’unico sguardo che può incontrare nelle vicinanze: quello della telecamera.
Chi ha compiuto imprese simili racconta che l’adrenalina, dopo il salto, resti in circolo per ore: troppo breve un volo di pochi secondi per consumarla tutta.
Così nel fotogramma successivo tira fuori la lingua e saluta, ha appena compiuto la marachella più rischiosa della sua vita: un volo dalla terrazza all’ultimo piano del grattacielo, atterrando in piazza Roma dopo 96 metri di dislivello.
«Stavo tornando a casa in motorino - racconta Sara, l’unica testimone che ha assistito alla folle impresa - ho visto qualcosa volare sopra la mia testa: aveva una tuta scura e il paracadute era nero anche quello. È atterrato davanti alla banca e ci è mancato poco che mi venisse addosso».
Eppure per fare cose simili non ci si può improvvisare, serve una grossa preparazione sia fisica che mentale e «almeno 250 voli con il paracadute», dicono gli esperti. Poi sono necessari coraggio, tempo per programmare l’impresa e metodo.
Ecco perché non stupisce che l’autore abbia compiuto alcuni sopralluoghi all’interno dello stabile prima del lancio di martedì. Facile anche che abbia avuto dei complici. Sicuramente ha ripreso la sua impresa con una videocamera, quasi certamente “una action camera” installata sopra al casco. E forse presto la caricherà su qualche sito per mostrare agli altri quello che è stato capace di fare. «Ma non imitateci - dicono in Rete - fare cose simili è rischiosissimo».
Così, in attesa che la polizia, alla quale l’amministratore si è rivolto per fare denuncia, dia un nome all’uomo del grattacielo, di lui oltre alla faccia e alle mani in alto resta il messaggio lasciato il 30 agosto scorso. «Scusami, non volevo farti incazzare né tantomeno compromettere la sicurezza del condominio. Comunque non lo farò più. Buona giornata, un visitatore occasionale».
@fedelazzotti
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