Alla festa Pd tre ministri ma non Renzi
Dall’11 al 21 settembre al Caprilli la Festa nazionale dell’Unità sul welfare. Mazzeo: «Ci sono stati errori, ripartiamo da lì»
LIVORNO. Ci saranno tre ministri: Beatrice Lorenzin, Giuliano Poletti, Maria Elena Boschi. Ci sarà l'ex segretario Pier Luigi Bersani. Ma non il premier Matteo Renzi. “Dire sì al futuro” è lo slogan della Festa nazionale dell'Unità dedicata al welfare, che si aprirà giovedì al Caprilli. Dieci giorni di dibattiti, fino al 21 luglio. E di fatto il primo appuntamento targato Pd dopo il tracollo elettorale che ha consegnato al Movimento cinque stelle la città-fortino del centrosinistra.
«Ci sono stati errori, teniamone di conto e da lì ripartiamo», dice il responsabile organizzazione del Pd toscano, Antonio Mazzeo. Ieri mattina è stato l'unico a prendere la parola nella sede Pd di via Donnini. Perché se anche nessuno vuole parlare di commissariamento ufficiale, è di fatto Firenze a supervisionare il partito livornese dopo il ko e le dimissioni dei segretari.
Intorno a Mazzeo una parte dello staff cittadino della festa: Alessio Quintavalle, Maurizio Paolini, il tesoriere Tommaso Fontana. «Se giovedì sarà possibile aprire la festa – mette subito le mani avanti Mazzeo – è grazie al gruppo di lavoro del Pd di Livorno, di tutti i segretari di circolo (non tutti presenti in sala, ndr) e di unione comunale con i loro volontari, circa 200 al giorno, che seppur scossi hanno continuato a lavorare». «Abbiamo costruito una festa all'altezza della storia di questa comunità – sostiene – che non cambia vincendo o perdendo le elezioni. Ci saranno tre ministri e trenta tra parlamentari e membri del governo per dimostrare l'attenzione nei confronti di Livorno e di una situazione difficile. Ma dalle difficoltà nascono le opportunità se si sa remare nella stessa direzione».
Ripartire dagli errori: quali? Cosa ha da dire Firenze della storica sconfitta livornese? Per rispondere a questa domanda Mazzeo si spoglia dei panni di organizzatore regionale e sottolinea di parlare a titolo personale: «Ci sono una serie di responsabilità, nel governo della città, nello scollamento nel partito, nell’offrire alla città una proposta di rinnovamento. Abbiamo pagato soprattutto le difficoltà interne: qui ogni cosa va concertata più del necessario, è un limite… Se abbiamo perso è responsabilità di tutti».
Il Pd ora, riprende, «si pone in una posizione di ascolto: alla festa ci saranno i dibattiti politici, si parlerà di sanità, welfare, immigrazione, fecondazione assistita, tema di sinistra che va affrontato senza pregiudizi. All’ingresso i livornesi potranno iscriversi ai forum, ci sarà il punto di ascolto dei segretari dei circoli, lo stand dei parlamentari». «Vogliamo aprirci alla città – ripete – anche se dobbiamo prendere qualche altro schiaffone, ci mettiamo la faccia. “Dire sì al futuro” è lo slogan della festa e si adatta bene allo spirito con cui il Pd vuole ripartire a Livorno».
Certo non passa inosservata l'assenza del premier, atteso e mai arrivato in città durante la campagna elettorale. Quando gli viene fatto notare, Mazzeo risponde così: «Sarà presente Debora Serracchiani, che fa le veci di Renzi nel partito, ci saranno il segretario regionale, tre ministri… sennò facciamo il partito di Renzi e smettiamo tutti!».
Uno sguardo dietro le quinte della festa: all’ippodromo non ci saranno stand di questo o dell’altro circolo, come è stato per anni alla Rotonda. «Gestirà tutto il Pd, un solo Pd», dice Mazzeo. E chi pagherà la festa? «Speriamo di autoripagarla: abbiamo affittato degli spazi, fatto la raccolta pubblicitaria... alla fine renderemo pubblico il bilancio sul sito del Pd».
Juna Goti
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