Sardelli: «Addio fratellone»
Una grande amicizia, la collaborazione artistica: «Con lui se ne è andata una parte di me»
LIVORNO. Dice: «Lui era un quarto di me, ora che se ne andato resto solo con i miei tre quarti, incompleto...». E il dolore vero incrina la voce: il maestro Federico Maria Sardelli, musicologo e musicista famoso a livello internazionale ma anche autore satirico e disegnatore, non riesce a realizzare che il suo “fratello” Giorgio Marchetti, il mitico Borzacchini, non c’è più. E ne parla un po’ al passato e molto al presente.
Proprio ieri mattina, con il suo solito humour erudito e inimitabile, Giorgio aveva commentato un post di Sardelli su Facebook. «E ora devo rassegnarmi a pensare che quello è stato il suo ultimo commento, non riesco a credere che sia morto così, lasciandoci improvvisamente questo vuoto».
Sardelli e Marchetti si conoscono una ventina di anni fa, «e si annusammo subito, eravamo in sintonia». E la differenza di età non contava niente, «era il mio fratellone maggiore». Cominciano subito a collaborare e da questa accoppiata di menti geniali nascono disegni, tavole, fumetti, scritti. Nasce anche il Sodalizio Muschiato, gruppo di “satiri” che riescono a coniugare labroniche radici e una visione del mondo senza preconcetti, il colorito gergo livornese e la raffinatezza lessicale.
Della banda fanno parte anche Alberto Fremura, Capras (Stefano Caprina), Marc Sardelli (babbo di Federico Maria). «Ho illustrato tutti i suoi libri - racconta Sardelli - c’è stata l’esperienza del Vernacoliere, tante altre cose insieme, chilometri di invenzioni insieme». Su Facebook «ci divertivamo a cazzeggiare, potrei fare un libro coi nostri infiniti carteggi».
Federico Maria Sardelli non ha dubbi: «Giorgio è il più grande scrittore umoristico degli ultimi 40 anni e non parlo solo di Livorno o di Toscana. Un grande talento umoristico, quella capacità di vedere sempre l’elemento comico della vita, e poi lo spessore letterario, un lessico sterminato. Uno capace di scrivere cose di altissimo livello, degne dei migliori classici, eppure di far ridere. Un genio - dice Sardelli - , non ha avuto la fama che meritava». Borzacchini mancherà a Sardelli e mancherà a tutti i suoi amici (tantissimi), ai suoi allievi, ai suoi fan. «Il luogo comune vuole i livornesi tutti spiritosi, ma in realtà non sono molti quelli che riescono ad evitare la caduta nel becero o nella banalità, parolacce buttate lì come tanti comici. Lui era diverso, poteva usare qualunque parola e attraverso la sua penna anche la cosa più pesante diventava poesia, letteratura. E poi aveva le antenne per individuare le persone intelligenti: uno scopritore di talenti».
Ora, nel cuore di Sardelli, restano un oceano di ricordi, di disegni, di parole, di avventure. E quel commento scherzoso sotto a un ritratto dell’amico Caluri postato ieri mattina da Sardelli: “Bel ritratto di bella persona, pur se meglio sarebbe stato in tre quarti tipo fanciulla del Vermeer solitario, l'orecchio arrazzato ornato di perla, e il ciuffaccio meno bravesco. I tuoi ritratti più belli sono quelli di Marcello e del Borzacchini, con qualche spunto del Checche...alla Francis Bacon...”
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