Il Tirreno

Livorno

L’ONU delle religioni a Livorno

Simone Lenzi

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Qualche giorno fa l’ex presidente israeliano Peres ha chiesto a Papa Francesco di adoperarsi per dar vita ad una Onu delle Religioni Unite.

Che abbia l’autorevolezza morale di parlare alle parti in lotta, in ogni parte del pianeta, cercando di comporre i dissidi che, sempre più, si declinano nelle forme della guerra di religione.

Soprattutto, aggiungo io, dovrebbe intervenire cercando di svuotare, ogni volta, la presunzione che ciascuna parte ha di combattere in nome di Dio, di incarnare la sua volontà. Si tratterebbe insomma di dispiegare la potenza del secondo comandamento, la cui interpretazione autentica, per come (modestissimamente) la vedo io, ci dice qualcosa di più di quello che ci insegnano al catechismo.

«Non nominare il nome di Dio invano» non significherebbe tanto che Dio è particolarmente suscettibile all’offesa, quando, in preda alla rabbia, lo paragoniamo magari a un animale domestico o da allevamento. Significa invece, e soprattutto, che, chi ha fede, non può permettersi di sussumere la volontà di Dio nella sua. Non può uccidere, bombardare, stuprare, decapitare o lanciare razzi in suo nome, dicendo: «faccio questo perché è Dio che lo vuole».

Perché è soprattutto questo il momento in cui si nomina il nome di Dio "invano". Leggendo la giusta proposta di Peres al Papa, allora, non ho potuto fare a meno di pensare a quale sarebbe stato il luogo migliore possibile per dar vita a un’impresa del genere, ho pensato a cosa farei se avessi una qualche responsabilità politica nella vita di questa città.

Ebbene, proporrei Livorno. Senza se e senza ma. Con decisione ed entusiasmo. Perché non c’è altra città al mondo, per quanto ne so, che possa vantare una tradizione di convivenza fra le tutte le principali religioni del mondo quale quella che abbiamo avuto il privilegio di sperimentare nella nostra città. La scuola rabbinica livornese ha regalato al mondo una voce sapiente come quella di Elio Toaff. L’Imam livornese Bouchari, come ci racconta lui stesso in un’ intervista, ha un figlio che dice "dé". Ma, soprattutto, porta un cognome straordinariamente importante per la tradizione musulmana. Non mi metto neanche a ricordare quel che sanno tutti, ovvero che anche la cristianità trova rappresentate a Livorno tutte le sue possibili declinazioni. Una Onu delle religioni potrebbe nascere, infine, proprio in una città di forte impronta laica, proprio qui, dove non c’è fanatismo che possa allignare perché l’Altro è già da sempre parte costitutiva dell’identità cittadina. In un mondo in cui centinaia di guerre regionali vanno sommandosi sempre più in una guerra totale, Livorno potrebbe dare un enorme contributo di pacificazione, potrebbe contribuire a fare in modo che non si spalanchino le porte dell’Inferno. Ai cattolici in ascolto ricordo infine che non è un caso se abbiamo un Santuario della Madonna posto sulla sommità di un luogo che chiamiamo “Montenero”. Per questo, per tutte queste ragioni, Livorno potrebbe davvero.

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