Ex Lamarmora, la protesta arriva in Comune
Niente acqua calda e sos sicurezza: le famiglie degli alloggi a canone concordato incontrano sindaco e assessore
LIVORNO. Hanno raggiunto i corridoi del Comune, ieri mattina, i rappresentanti delle 26 famiglie che vivono nel complesso affittato a canone concordato in via Lamarmora. Qualche momento di tensione, poi l’incontro con il sindaco Nogarin e con l’assessore Ina Dhimgjini. Il motivo? «Viviamo ancora senza servizi – hanno ripetuto – e la convivenza con la parte del complesso riservata all’emergenza abitativa sta diventando impossibile».
Le famiglie che hanno protestato a Palazzo Civico non vivono nelle case popolari, ma nei 26 appartamenti ricavati nel complesso dell’ex caserma, tra via Lamarmora, via del Cedro e via dell’Industria. Un complesso ristrutturato con i fondi della Regione, dato in concessione al Comune e poi in gestione a Casalp. «Paghiamo tra i 300 e i circa 500 euro, le case ci sono state consegnate a giugno, un anno in ritardo rispetto a quanto previsto dal bando, qui vivono molti invalidi e bambini», spiegano Rosario Ferdico, Simonetta Barsanti e Roberta Sciapi, che hanno ripetuto ai vertici dell’amministrazione i problemi già raccontati dal Tirreno il 25 agosto: «L’ascensore è stato attivato due mesi dopo il nostro ingresso e a volte non funziona, alcuni appartamenti sono invasi dalle formiche o sono stati consegnati con i sanitari danneggiati, per Aamps non esistiamo, non fa lo spazzamento e non ci sono cassonetti, davanti ai nostri portoni troviamo siringhe e carrelli abbandonati». Ma, soprattutto, «ancora non abbiamo l’acqua calda e qualcuno neppure il gas per cucinare». Mancano i contatori, i residenti chiedono a turno spiegazioni a Casalp, Enel, Asa.
«Il sindaco ci ha gentilmente ricevuto – spiega Ferdico – ha detto che non era al corrente di tutto questo, si è detto dispiaciuto e si è preso l’impegno di risolvere la situazione».
Ma non è stata solo l’assenza dei servizi a scatenare la protesta dei residenti: hanno raggiunto il municipio dopo che due giorni fa sarebbe cresciuto il numero di famiglie rom ospitate nella parte del complesso riservata all’emergenza casa. In altre parole a chi non ha un tetto sulla testa. All’assessore Dhimgjini, che li ha poi ricevuti nel suo studio insieme al consigliere a cinque stelle Valter Sarais, hanno parlato di una convivenza difficile e riferito episodi anche delicati che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. «Non chiediamo di mandare via nessuno – ripetono i residenti – ma chiediamo il rispetto delle regole e più controlli». L’assessore per ora ha parlato della necessità di un «percorso di inserimento», ma anche «di legalità» e ha inviato sul posto i vigili urbani, assicurando «maggiori controlli».(j.g.)
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