Commercio ancora in calo ma c’è uno spiraglio di luce
Nonostante l’incubo deflazione, siamo meno pessimisti del resto della Toscana Il grafico delle vendite però ha il segno “meno” per il 27º trimestre consecutivo
LIVORNO. A sorpresa l’ultima newsletter del Centro studi ricerche della Camera di commercio segnala che il commercio se la passa ancora male sì ma non più in coma profondo com’era nel recente passato. Lo dice mettendo adesso in vetrina i dati relativi ai primi tre mesi di quest’anno.
Beninteso, è questo il 27° trimestre di fila in cui l’andamento delle vendite al dettaglio mette in mostra un segno “meno”. Eppure, se guardiamo solo al settore delle grandi superfici di vendita non specializzate – cioè ipermercati, supermercati e grandi magazzini – il grafico torna in positivo, sia pur di un niente (più 0,1%): non è certo una novità che se la grande distribuzione se la cavi meglio delle piccole botteghe di vicinato ma va detto che fa più di un anno tutto il fronte del commercio, di qualunque dimensione e di qualunque tipologia di merce faceva segnare solo arretramenti.
È singolare semmai che questi segnali timidamente positivi arrivino proprio mentre, al contrario, l’Istat certifica come in un bollettino di guerra che Livorno è un caso unico fra tutte le oltre 30 città italiane con più di 150mila abitanti sul fronte della deflazione, l’incubo economico prossimo venturo: non ne esiste un’altra che abbia un tasso tendenziale annuo così elevato (meno 0,7%), non ne esiste un’altra che sia in deflazione da sette mesi consecutivi.
La fotografia del bollettino camerale segnala che la provincia di Livorno non è quella che soffre di più in Toscana: da noi il commercio sconta un calo del 2,7%, una frazione di punto al di sotto dello standard regionale (meno 2,9%).
E in dettaglio nelle altre città toscane? Qui da noi il commercio perde terreno rispetto a quel che accade a Firenze (meno 2,0%) o a Grosseto (meno 2,5%) e soprattutto Pistoia e Prato, dove la flessione non è arrivata ai due punti percentuali. Ma c’è una buona metà della regione che mostra un arretramento ben più pesante di quello riscontrato dalle nostre parti: ad esempio, a Lucca la diminuzione è del 2,9% e a Arezzo nell’ordine dei tre punti e mezzo. E non è tutto: in tre province il calo supera la soglia del 4 per cento (a Pisa e a Massa Carrara raggiunge il 4,3%, a Siena vola addirittura al 4,5%).
È «un netto miglioramento sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al medesimo periodo del 2013», dicono i ricercatori del Centro studi: «Nel primo caso la nostra provincia proveniva da una perdita tendenziale di ben 6 punti percentuali, mentre la Toscana di 4,7 punti percentuali». Balza agli occhi – viene sottolineato – che «l’analisi storica ed il confronto dei due andamenti trimestrali evidenzia una tendenza al miglioramento per entrambi i territori, dopo il vero e proprio shock subito a metà del 2012». Ma senza rinunciare a mettere il dito nella piaga: «Quel che manca, ormai da troppo tempo, è una variazione preceduta dal segno positivo».
In effetti, quel far capolino in campo positivo con lo 0,1% è un caso molto particolare perché in realtà, se i riflettori vengono puntati sulla grande distribuzione nel suo complesso salta fuori una flessione di poco superiore al punto percentuale.
Del resto, spesso i ricercatori del Centro Cciaa hanno ripetuto che questi indicatori vanno presi come termometro di una sorta di “sentiment” delle varie sottocategorie di operatori piuttosto che come una misura quantitativo-matematica del fatturato. La riprova è là dove si misura l’atteggiamento riguardo al futuro immediato. Per dirne una: nell’ultimo trimestre “fotografato”, quello da gennaio a marzo scorsi, la quota di imprese che dichiarano un incremento di vendite rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è a Livorno il 4,9%, praticamente la metà di quel che accade nelle altre città toscane (8,8%). Anzi, se il paragone è rispetto al trimestre natalizio la differenza è ancora più rilevante: meno del 3% a Livorno, più del 12% in Toscana.
Le cose si capovolgono o quasi quando invece si guarda in prospettiva. Se guardandosi alle spalle quasi la metà (48,8%) degli operatori commerciali interpellati denuncia un calo degli affari rispetto al trimestre precedente, di fronte alla domanda sulle previsioni dell’andamento delle vendite nei tre mesi successivi quasi un commericante livornese su tre pronostica un aumento. Gli ottimisti livornesi (32,7%) sono ben più che nel resto della Toscana (meno del 28%) e sono il quadruplo dei pessimisti (7,7%).
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