Il Tirreno

Livorno

Porto 2000, lo scossone firmato Cisl

Porto 2000, lo scossone firmato Cisl

Invece di fare le barricate contro la privatizzazione la Fisascat vuol mettersi a trattare le condizioni

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LIVORNO. Il sindacato Fisascat, organizzazione di categoria di casa Cisl, si smarca rispetto al ritornello sindacale dell’altolà a qualunque ipotesi di privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società pubblica che gestisce il porto passeggeri ed è in mano a Authority (con il 72,18%) e Camera di commercio (per il restante 27,82%). Non è proprio un dietrofront ma la presa d’atto che la proprietà pubblica ha deciso di vendere: e invece di ingaggiare la battaglia su quello, si preferisce farlo sulle condizioni (e sulle garanzie) da ottenere durante questa nuova fase.

Non è un caso, dunque, che il sindacato cislino insista a ribadire che l'assemblea dei propri iscritti e simpatizzanti fra il personale della Porto 2000, che si è svolta nei giorni scorsi, ha messo l’accento sulla scelta della Fisascat Cisl che «da tempo chiede di essere coinvolta nel processo di privatizzazione assumendosi le responsabilità del caso». È da aggiungere che, in mezzo a qualche bacchettata alla posizione della Filt Cgil, questa sottolineatura dell’«assunzione di responsabilità» era presente anche nella precedente presa di posizione a firma Cisl che aveva schierato Giovanni Pardini (segretario confederale) e Carlo Bendinelli Biondi è (segretario Fisascat Cisl).

«Per noi Fisascat – sottolinea il dirigente cislino Alberto Faccendoni – pur con la vendita delle quote delle due Aziende proprietarie della Porto 2000, va comunque salvaguardata una consistente parte di presenza pubblica nel rispetto della legge 84/94».

Insomma, sembra di capire che dalla sponda Cisl se non si alzeranno barricate se la proprietà pubblica metterà in vendita la quota maggioritaria ma Authority e Camera di commercio non possono tenere nella società solo uno zampino simbolico, devono conservare una quota rilevante.

E non è tutto, Faccendoni ripete che per la Fisascat è fondamentale guardare alle condizioni (e alle garanzie) per costruire il futuro della società e la tenuta dei relativi livelli occupazionali. «Debbono essere realizzati gli investimenti che, da tempo, sono stati programmati – tiene a mettere in evidenza il sindacalista – per garantire gli attracchi che fino ad oggi, malgrado l'ordinanza dell'Autorità Portuale sono sempre a rischio ed inoltre le aree dove investire per offrire ai croceristi i servizi necessari». Tradotto: non c’è da pensare solo alla privatizzazione ma anche alla trasformazione del porto in nome del piano regolatore (con l’allargamento del porto passeggeri all’Alto Fondale e con gli escavi).

«La certezza di tutto ciò – è l’opinione della Fisascat – sarà, per gli acquirenti interessati, un incentivo a presentare un piano industriale di sviluppo per la società con una specifica garanzia per l'occupazione diretta e per gli stagionali».

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