Il Tirreno

Livorno

Nogarin scomunica i nemici interni, è guerra

di Giulio Corsi

Il sindaco fa scrivere dall’avvocato ai meetup dissidenti: «Non siete legittimati a usare il nome di Grillo e dei 5 Stelle»

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LIVORNO. Nogarin distribuisce sorrisi dalla Sicilia e il gruppo consiliare - almeno sulla rete - si compatta attorno al capo (dopo però avergli sottratto la comunicazione ufficiale degli assessori, un po' come se in piena notte, mentre Renzi si trova in ferie, Roberto Speranza comunicasse via mail a tutto il parlamento i nomi di due nuovi ministri, annunciando, già che c'è, pure un rimpastino).

Ma mentre i fedelissimi (o presunti tali) giurano sulle proprie bacheche di Facebook massima compattezza e rispetto assoluto per Nogarin, è proprio dalla rete che si scopre che all'interno del grillismo livornese è già in corso, dopo appena due mesi dallo storico trionfo, una durissima guerra in stile resa dei conti. Che vede lo stesso sindaco in trincea, addirittura in prima linea.

In ballo c'è il monopolio in città del simbolo Cinque Stelle e del nome Beppe Grillo. E dunque, in sintesi, il controllo del movimento livornese.

Ma a guardar bene, in fondo, in ballo c’è l’idea di autonomia del sindaco non solo dai consiglieri ma dai meetup, la sua indipendenza, la sua capacità di smarcarsi.

La lettera che pubblichiamo qua a fianco è quella che ha aperto ufficialmente il conflitto, ma l'inizio di tutto - denunciano una parte degli attivisti pentastellati - sono le critiche che sono state rivolte a Nogarin da due dei tre meetup cittadini contro la nomina di tre assessori: Simona Corradini (ex candidata di Città Diversa, immediatamente rimossa), Alessandro Aurigi (amico del sindaco, depotenziato due giorni fa dei suoi incarichi dalla mail del capogruppo Bastone) e Giovanni Gordiani (candidato alle ultime amministrative a Cutigliano con una lista civica vicina al Pd, ma intoccabile).

Le critiche sulle nomine firmate dai meetup "5 Stelle Livorno" e “Amici di Beppe Grillo Livorno” sono rimaste talmente indigeste al sindaco e ai suoi uomini, che dopo una serie di diffide verbali, il 21 luglio il primo cittadino è passato ai fatti. E con la lettera inviata dall'avvocato Francesca Zanghi e controfirmata dallo stesso Nogarin sono stati diffidati i gestori della pagina Facebook “Cinquestelle Livorno” e “5 Stelle Livorno meetup ufficiale”.

Nel mirino di Nogarin in particolare c’è finito Marco Valiani, uno degli attivisti storici e più noti dei Cinque Stelle amaranto, candidato in consiglio comunale (è stato il primo dei non eletti) e per questo attivista “certificato”, una sorta di marchio di autenticità che fa di un cittadino a Cinque Stelle un Cinque Stelle doc.

«Il signor Nogarin - scrive l’avvocato del sindaco, Zanghi - è stato ufficialmente legittimato all'utilizzo del nome "Beppe Grillo" e del marchio "Movimento 5 Stelle" per la città di Livorno. Essendo risultati, in plurime occasioni l'utilizzo del simbolo 5 Stelle e il nome Beppe Grillo forieri di disguidi a livello organizzativo oltre che a livello comunicativo - se non addirittura nocivi allo stesso movimento politico - onde evitare future possibili problematiche con conseguenti disagi, sono a diffidarla dall'utilizzo del nome Beppe Grillo e del marchio Movimento 5 Stelle, intimandole l’immediata rimozione dai suoi siti».

Una vera e propria scomunica, che ha dato definitivamente fuoco alle polveri all’interno dei Cinque Stelle livornesi. E ufficializzato almeno due schieramenti: quelli pro-Nogarin e quelli contro. Con il gruppo consiliare che nelle occasioni pubbliche dichiara l’assoluto allineamento al sindaco, ma che nelle segrete stanze, almeno in parte, condivide le ragioni di Valiani e dei meetup delusi, al punto da averlo costretto a rimuovere la Corradini e depotenziare Aurigi e confermando così tutti i dubbi sull’autonomia di Nogarin.

Non è un caso che uno dei più importanti meetup romani ricordi ufficialmente al sindaco livornese di essere un “nostro dipendente”, “prima di tutto portavoce 5 Stelle, poi sindaco dei cittadini”.

In pochi giorni il conflitto Nogarin-Valiani è diventato un caso nazionale. E la diffida firmata dall’avvocato Zanghi a nome del primo cittadino è finita nel mirino di molti meetup pentastellati sparsi per la penisola, con cui Valiani ha condiviso il documento.

Il più feroce è stato il “Movimento 5 stelle Roma – 878 blogger Beppe Grillo” (il cui meetup conta 606 attivisti) che dopo aver appunto ricordato a Nogarin di essere un “dipendente” dei Cinque Stelle, critica aspramente la diffida sottolineando che il sindaco «non è il proprietario del simbolo».

Beffardamente i Cinque Stelle romani ribattezzano Nogarin “sceriffo”, ma il cuore dell’attacco riguarda i metodi usati dal primo cittadino livornese: «Nogarin - accusano i romani - si sostituisce allo staff e a Beppe Grillo diffidando l'uso del simbolo ad un gruppo M5S su Facebook ed ad un meetup. La cosa grave è che diffida legalmente un suo ex candidato, certificato ed il primo dei non eletti. La cosa grave è che tale persona, Marco Valiani, si era permessa di muovere critiche al neo sindaco». E ancora: «Il sindaco dimostra di non conoscere le regole del movimento nonchè i concetti basilari di movimento open source e di rete. Questo si chiama casta ed eliminazione politica via giudiziaria”. Il finale è al veleno: “Nogarin dice che si ispira a Pizzarotti; beh si faccia spiegare dal Pizza un po' di cose”.

@giucorsi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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