Il Tirreno

Livorno

«Genocidio a Gaza», lo slogan di Livorno fa infuriare Israele

di Giulio Corsi

Da 10 giorni uno striscione campeggia fuori dal centro sociale. L’ambasciatore protesta. Il sindaco: ma non è antisemita

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. "Fermare il genocidio a Gaza. Israele vero terrorista". Il maxi striscione, oltre venti metri, con le parole "genocidio" e "terrorista" scritte in rosso sangue a caratteri cubitali, è apparso venerdì 25 luglio - primo giorno di Effetto Venezia - nel cuore del quartiere più antico della città, sulla facciata del centro sociale occupato “Il Refugio”, affisso da otto associazioni della sinistra antagonista. E da lì non è più stato tolto. Nonostante la festa sia terminata da tre giorni, nonostante la dura protesta della comunità ebraica cittadina, nonostante la promessa del sindaco Nogarin che il 29 luglio aveva messo per scritto che avrebbe fatto il possibile per rimuoverlo, facendo però due importanti distinguo. Il primo: «Vorremmo che la comunità si unisse convintamente al nostro appello per una tregua». Il secondo: «Livorno si attiverà per dare concretezza a una mozione del consiglio comunale del maggio 2008, che proponeva un gemellaggio con la città di Gaza» (mozione che infatti sarà ridiscussa nel consiglio comunale in programma domani).

E così nella città dalle mille contraddizioni ma anche dalla storica tolleranza, dove un fortissimo antagonismo politico convive con una plurisecolare comunità ebraica, sono bastate queste parole del sindaco per trasformare il caso in un doppio caso.

Che ha smosso nientemeno che l’ambasciatore israeliano in Italia, Naor Gilon, il quale due giorni fa ha scritto una lettera a Nogarin in cui definisce lo striscione un «attacco, parte di una grave e pericolosa disinformazione, spesso fondata sull’odio verso Israele».

«A Gaza, signor sindaco, non è in atto alcun genocidio - scrive l’ambasciatore -. Purtroppo, questo è vero, è in atto un conflitto nel quale Israele è stato trascinato da Hamas, una organizzazione terrorista che deliberatamente ha lanciato sinora oltre duemila missili contro la popolazione civile israeliana». La lettera si chiude con un appello alla riflessione sull’opportunità del gemellaggio con Gaza: «Rispettando la piena autonomia della sua amministrazione, mi auguro unicamente che tale gemellaggio non avvenga durante il regime di Hamas nella Striscia. Immagino, infatti, che Livorno, città nota per la sua passione antifascista, non potrebbe certo tollerare di condividere alcun valore con una organizzazione ideologicamente votata al jihadismo, all’antisemitismo e all’odio verso l’Occidente».

E Nogarin? Il sindaco oggi incontrerà la comunità ebraica dopodiché prenderà una posizione ufficiale. Ma, almeno sullo striscione, la sua posizione l’ha già presa, definendolo - esattamente in linea con l’interpretazione che ne hanno dato gli autori - non antisemita. «Chi ha scritto quello striscione si assumerà le proprie responsabilità - spiega il primo cittadino -, comunque non si tratta di una scritta antisemita. Io avevo già risposto alla comunità ebraica livornese, impegnandomi a venire incontro alla loro richiesta a patto che ci fosse una presa di posizione chiara e netta che condannasse quanto accaduto a Gaza. Domani (oggi, ndr), ho in agenda un incontro con i rappresentanti della comunità ebraica e ascolterò la loro risposta. Dopodichè mi muoverò di conseguenza».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana