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«Frase violenta nei confronti della Comunità Ebraica». Ma lo striscione resta al suo posto
Il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, chiarisce la sua posizione e si appella allo Stato di Israele per «un cessate il fuoco, capace di riaprire il dialogo»
LIVORNO. Lo striscione contro Israele, affisso sugli scali del Refugio, è sempre al suo posto. E, almeno per il momento, ci resterà. Stamani (venerdì 8 agosto) si è infatti riunito in prefettura il comitato per l'ordine pubblico. Si è riunito per la terza volta, dopo le polemiche scoppiate anche a livello nazionale. Al termine della riunione lo striscione, che nei giorni scorsi ha scatenato le reazioni della comunità ebraica (fino alla lettera dell'ambasciatore di Israele al sindaco) non è stato rimosso. Segno evidente che, almeno per ora, l'autorità giudiziaria non deve avere ravvisato ipotesi di reato e che il comitato ha valutato che non ci sono problemi per l'ordine e per la sicurezza pubblica.
Ma dopo le polemiche che sono scaturite dalla sua esposizione, il sindaco Nogarin ha voluto precisare la sua posizione. Ecco il testo del suo intervento:
"Constato con amarezza come le mie frasi, le mie considerazioni riguardo il caso "striscione" siano state in alcuni casi manipolate e strumentalizzate e pertanto sono costretto a manifestare attraverso il presente comunicato la mia posizione autentica. Non intendo sottovalutare che la sensibilità della Comunità Ebraica livornese, di quella nazionale e della stessa ambasciata israeliana siano state ferite dal messaggio forte, violento e volutamente provocatorio contenuto nello striscione.
Comprendo bene come "genocidio" sia un termine stridente per il popolo che ha vissuto l'Olocausto; e comprendo pure che definire Israele terrorista sia un'altra affermazione violenta, perché l'accusa finisce per essere rivolta verso tutto un intero paese, un intero popolo. Ritengo al tempo stesso come siano comprensibili, anche se non giustificabili, le ragioni di chi, con questo gesto, intende gridare il proprio sdegno per un eccidio del quale fa le spese la popolazione civile, destinata a vivere nel terrore in quella gabbia che è divenuta la striscia di Gaza. Per la differenza di forze in campo, non ci si può che appellare allo Stato di Israele per un cessate il fuoco capace di riaprire il dialogo, anche perché il partito di Hamas, che governa Gaza, è un regime terroristico. Citando Gandhi "occhio per occhio e il mondo diventò cieco": dobbiamo dare tutti un contributo per fermare questa folle spirale di violenza.
Una città di tradizione democratica e solidale come Livorno è capace di trarre del buono da questa situazione, e a mio modo di vedere potrebbe promuovere l'incontro tra due visioni storicamente contrapposte pro Israele e pro Palestina (ma non pro Hamas), ma che alla fine sono accomunate dalla sola ipotesi possibile, quella dei due popoli due stati. Sul gemellaggio con Gaza non c'è stato nessun passo indietro, nessuna frenata, nessun veto ma solamente la volontà di gestirlo attraverso il comitato di gemellaggio cittadino che presto costituiremo e ci consentirà di percorrere con maggiore convinzione e consapevolezza su tale scelta.
Tant'è vero che in Consiglio Comunale, grazie al dibattito che si è venuto a creare tra le forze politiche, abbiamo voluto dato comunque un chiaro segnale di perseguire con convinzione in questo percorso, aderendo alla Rete EuroGaza promossa dal Comune di Torino".
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