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Livorno

Blitz antidroga, una livornese nei guai

Blitz antidroga, una livornese nei guai

Maxi-giro di stupefacenti: la donna, 32 anni, secondo l’accusa accompagnava un pusher marocchino in giro a spacciare

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LIVORNO. Tutto ebbe inizio da uno spinello sequestrato a un minorenne a Piombino. Da lì, ed era novembre dello scorso anno, i carabinieri hanno seguito il percorso a ritroso di quello spinello, ricostruendo la rete dello spaccio e incrociandola con quella del giro di cocaina. I militari sono certi di aver chiuso un robusto giro di stupefacenti sulla piazza piombinese, ma con importanti canali anche in città. È finita nei guai anche una giovane livornese di 32 anni, Claudia Cecchi, giudicata dagli investigatori il braccio destro di uno degli attori del giro.

Perquisizioni nella notte. Nella notte di ieri i militari hanno eseguito le ultime perquisizioni (19) dando esecuzione ad altre tre ordinanze di custodia cautelare (due in carcere e una ai domiciliari), tre obblighi di dimora, un arresto in flagrante, che si aggiungono a quattro arresti e diciannove denunce già eseguiti in precedenza nel corso della stessa indagine.

Una lunga indagine. A illustrare i dettagli dell’operazione il comandante della compagnia carabinieri, capitano Massimiliano Massarelli, e quello del nucleo operativo, tenente Giorgio Poggetti. L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Daniele Rosa (le ordinanze sono firmate dal gip Beatrice Dani) ha visto l’impiego di sessanta militari e venti mezzi e ha toccato tutto il territorio che va da Piombino a Livorno passando per Campiglia, San Vincenzo, Suvereto, Marina di Donoratico e Montescudaio.

La rete dello spaccio. Alla fine, in 153 pagine dell’ordinanza, è stato ricostruito un giro di vendita di hashish, marijuana e cocaina imbastito a valle di un canale di approvvigionamento Milano-Livorno, con una centrale di spaccio della coca individuata a San Vincenzo, nei boschi intorno alla frazione di San Carlo. Nel giro, almeno in quello della coca, i carabinieri hanno stimato un movimento di un chilo al mese, con vendite a 50 grammi alla volta. Svendite, più che vendite, visto che anziché i consueti 120-130 euro al grammo venivano praticati forti “sconti” fino a 75 euro. Infine, i mezzi usati per comunicare tra spacciatori e tra loro e i clienti: niente telefonini e sms, ormai appartenenti alla preistoria, ma Whatsapp, Facebook, We.chat e qualsiasi piattaforma non immediatamente tracciabile. Eppure anche questo non è bastato.

Il primo spinello. Torniamo dunque all’inizio dell'operazione. E’ la fine di novembre e una pattuglia del Norm ferma una macchina a Campiglia. A bordo, un giovane viene beccato con uno spinello di hashish. Niente di che. Ma davanti ai carabinieri il ragazzo si spaventa. E parla. Le indagini conducono dapprima a Claudio Giustarini (37 anni, di Campiglia), subito dopo ad Alessandro Viola (51, milanese residente a Campiglia), quello che secondo le indagini sarebbe collegato a un livello superiore. I due vengono sospettati di gestire quel giro. Scattano le intercettazioni telefoniche e queste portano ad Agostino Gatto, un cinquantaseienne di Termini Imerese (Palermo) residente a Suvereto. Anche lui viene intercettato e seguito per settimane. E’ in questo periodo che viene individuata la fonte di approvvigionamento della coca, nei boschi di San Vincenzo. Ma non si capisce ancora dove, con precisione.

Primi arresti. Cominciano i primi interventi dei carabinieri e i primi sequestri di droga. Il primo è quello trovato addosso a Vittorio D'Antilio (38 anni, residente a Montescudaio), fermato il 7 febbraio a San Vincenzo dopo aver acquistato 33 grammi di coca nascosta in un panino.

Finalmente viene individuato il punto di bivacco e la piazzola di spaccio di quello che viene ritenuto il punto di riferimento del gruppo: il marocchino Mustapha Nasri (22 anni, senza fissa dimora). Il 7 marzo il giovane viene sottoposto a fermo di polizia. Finisce nei guai anche la sua fidanzata, la livornese Claudia Cecchi, appunto, accusata di dare al nordafricano un importante apporto logistico accompagnandolo nelle località di spaccio, fornendogli indumenti, ricariche telefoniche eccetera.

La rete si stringe. Alle indagini mancano solo due persone. Una è tuttora ricercata, un marocchino di 21 anni, ritenuto il fornitore di coca di Nasri. L’altra è il tunisino Jamel Otay (27 anni): i carabinieri lo considerano un cane sciolto, quello che rifornisce di coca Gatto pur essendo agli arresti domiciliari sempre per droga. Lo arrestano la notte scorsa a casa sua, a Suvereto.

Ordinanza del gip. Prelevato da casa e portato in carcere anche D’Antilio. Poche ore prima, martedì mattina a Donoratico, viene perquisita l’abitazione del trentaseienne Michele Frittoli. I carabinieri gli trovano 100 grammi di marijuana e un bilancino di precisione. L’uomo viene arrestato in flagrante. A Nasri l’ordinanza viene notificata direttamente alle Sughere. Gatto finisce ai domiciliari. Per Giustarini, Viola e Cecchi il gip dispone l’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Alessandro De Gregorio

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