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Livorno

Un minuto di silenzio sui palchi di Effetto

Un minuto di silenzio sui palchi di Effetto

Il saluto a Ferrucci dalla città e dalle istituzioni: «Punto di riferimento insostituibile, facciamo tesoro del suo lavoro»

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LIVORNO. La notizia della morte di Franco Ferrucci, l’uomo dei libri, ha suscitato grande commozione in città. Anche la festa a Effetto Venezia si è interrotta: in segno di cordoglio, ieri sera è stato osservato un minuto di silenzio sui palchi principali. Un tributo che Livorno, su indicazione del sindaco Filippo Nogarin, ha voluto rivolgere a Ferrucci il cui nome è stato poi ricordato sul palco principale di piazza del Luogo Pio, in Fortezza Vecchia, alla circoscrizione 2, nella sala Austral, prima dello svolgimento di ogni iniziativa. Tantissimi i commenti dal mondo della cultura e dalle istituzioni. Eccone alcuni.

«Con Franco Ferrucci – scrive il sindaco Filippo Nogarin – non scompare solo uno storico libraio e un valido editore e neppure un prestigioso operatore culturale. Con Franco scompare l'anima nobile della cultura livornese. E la nobiltà più che nella sua cultura e nella sua passione per l'editoria, risiedeva nel suo disinteressato amore a far innamorare gli altri della cultura e nel promuovere le intelligenze altrui. Curioso, ironico, sagace lascia un vuoto difficile da colmare, ma al tempo stesso ci consegna l'eredità più preziosa: l'amore per i libri».

L’ex sindaco Alessandro Cosimi ricorda che «nella veste istituzionale molte sono state le occasioni di collaborazione tra la Gaia Scienza e il Comune», ma «oggi desidero soprattutto ricordarlo come cittadino che frequentava la libreria e trovava in essa stimoli di confronto. Ho potuto apprezzare il lavoro che Franco e la moglie e tutti gli altri collaboratori svolgevano come costruttori di un circuito culturale virtuoso nella nostra città. Franco è stato anche un bravo imprenditore: ha costruito una azienda forte, sana, ha dato lavoro».

«Ho perso un amico vero di quelli che lasciano il segno – aggiunge l’ex assessore alla cultura, Mario Tredici – La città perde un colto, audace, vulcanico operatore culturale che ha arricchito identità e senso politico-culturale di tutti noi».

Un «grande dolore, un grande senso di vuoto» per la vicina Associazione lavoratori Comunali - Bottega del Caffè: «Un editore che aveva come obiettivo far conoscere gli autori livornesi e i testi sulla storia e sulla vita della città, vista da tanti punti di osservazione. Così lo vogliamo ricordare, alla bella festa dei suoi 60 anni che lo scorso anno vide riuniti alla Bottega del Caffè i suoi tantissimi amici». «Franco non apparteneva al clan delle persone fasulle, era vero ed estremamente preparato», ricorda poi con commozione Paolo Ruffini. Parole simili da Piero Sinatti: «Ha dato moltissimo a Livorno negli anni in cui la sua Gaia Scienza è stato un faro di luce, un luogo di comunicazione e d'incontro tra i più rari e vivi in città».

Molti, sul sito del Tirreno o con una lettera, ricordano il suo sorriso, la cultura, la gentilezza, l’ironia. Un abbraccio alla famiglia, insieme a molti altri, è arrivato dai colleghi della casa editrice MdS e della rivista Manidistrega, insieme alle donne dell’Associazione Evelina de Magistris. Di «figura insostituibile» parlano da Istoreco: «Una figura che mancherà molto, ma un’eredità e un metodo che la città ha il dovere di raccogliere e valorizzare», raccomandano il direttore Catia Sonetti e il presidente Gabriele Cantù.

Alfonso Maurizio Iacono (Università di Pisa), affida il ricordo a questa immagine: «Per lui i libri, il sapere, la cultura erano una festa, una specie di tavola calda dove ci potevano stare insieme il caviale e il panino con la mortadella. Le persone come lui sono la speranza di salvezza in un mondo che disprezza i libri non perché sarebbero obsoleti o superati dagli ebook, ma perché rappresentano universi che costringono le donne e gli uomini a guardare oltre se stessi. È stato un onore conoscerlo».

Cordoglio dal mondo politico. Il Pd piange «un grande protagonista della vita culturale e un grande uomo»; Buongiorno Livorno ricorda come lui, «socio e simpatizzante della prima ora», abbia anche «caparbiamente e coraggiosamente portato avanti l'esperienza di una casa editrice attenta agli autori locali». «Oggi Livorno è più povera», scrivono dalla Federazione di Sel: «Non era un semplice libraio, ma un operatore culturale che ha cambiato il ruolo delle librerie trasformandole in punti di crescita culturale collettiva». «Avremmo avuto ancora bisogno di lui per tirare tutti insieme fuori la città dalla crisi che sta vivendo...», ripete Alessandro Trotta (Prc).

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