La fiaba del libraio nella bottega dei sogni
di CRISTIANA GRASSO Libraio.Una parola antica e persino fiabesca che lui indossava con orgoglio e ironia. Un po’ pifferaio magico, un po’ cantastorie. Gli piaceva, certo molto più che “editore”....
di CRISTIANA GRASSO
Libraio.Una parola antica e persino fiabesca che lui indossava con orgoglio e ironia. Un po’ pifferaio magico, un po’ cantastorie. Gli piaceva, certo molto più che “editore”. Franco Ferrucci, libraio: e dentro a questo biglietto da visita c’era tutta la sua storia. Storia di carta, di ricerca , di passione. Libraio per intendere chi i libri li stampa ma anche chi li vende. E li vende con il cuore in un luogo del cuore. Una piccola bottega in via della Madonna, con gli scaffali pieni zeppi e il fermento culturale degli anni Sessanta e Settanta che ne faceva un luogo di incontro, di confronto, di nuove amicizie e nuove scoperte. Un via vai di scrittori, artisti, insegnanti. La Livorno che leggeva e studiava, affollava i cinema e l’emeroteca della Casa della Cultura. Si chiamava libreria Fiorenza , “La Fiorenza”, e pur se più giovane di Belforte, era subito diventato un luogo speciale. Anche la sua nascita, e siamo a metà degli anni Cinquanta, era stata speciale: una creatura della Federazione del Partito Comunista ma una creatura creativa e indipendente e che avrebbe dovuto chiamarsi “Rinascita”, brand pcinniano, se ne dimenticarono presto in molti.
Franco ci passava davanti tutti i giorni: lavorava già nell’editoria, era raèèresentante di Einaudi e il suo piccolo ma efficientissimo quartier generale era in via delle Galere, a pochi metri dalla Fiorenza. Quelle vetrine e quell’arredamento che si ostinavano a restare spartani e severi come li aveva pensati la Federazione a corto di soldi e di idee lo affascinavano e piano piano addobbavano il suo sogno. Una bottega dei libri per fare il libraio. Ha dovuto aspettare un bel po’ Franco per conquistare il suo castello. Ce l’ha fatta nei primi anni Novanta, facendo diventare di nuovo quella bottega, affossata dalla crisi della cultura degli anni Ottanta, dal riflusso e dallo yuppismo in triste versione labronica, una libreria viva e aggiornata, la libreria dove regna il libraio che conosce e consiglia, che accoglie e inventa.
Lo sapeva, Franco il libraio magico, che quello era il punto di partenza, o almeno di ripartenza. Il vecchio e il nuovo, il fascino della vecchia Fiorenza e lo slancio della nuova Gaia Scienza. Dal Pci a Nietzsche, la Franco il libraio o volava alto o non volava.
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