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Sughere, padiglione pronto ma non apre
Dopo due anni, finalmente è arrivato il collaudo della nuova struttura: ci sono già gli arredi, ma manca una firma...
LIVORNO. Il padiglione è pronto, il collaudo c’è. Ma un atto formale blocca tutto. E la nuova struttura che sorge all’interno del carcere - che dovrebbe ospitare 150/180 detenuti - resta chiusa. La maledizione del nuovo padiglione delle Sughere continua a imperversare. Si sta parlando di un’ala in costruzione da 7 anni e che doveva essere pronta da almeno due. Le facciate sono perfette, sul tetto ci sono i pannelli solari e nel magazzino dell’istituto detentivo giacciono tutte le suppellettili, dalle brande ai materassi, dalla bilance ai cuscini, destinate alle nuove celle. Eppure, ancora una volta, c’è qualcosa che blocca l’inaugurazione dell’edificio. Non sono bastati incontri, tavole rotonde, proteste, sopralluoghi di politici, e persino l’inchiesta penale della Procura di Roma, tuttora in corso, su come siano stati spesi i soldi pubblici destinati alla ristrutturazione delle Sughere e di altri cinque carceri italiani. Un affare di edilizia pubblica, quello livornese, da 20 milioni di euro. Si ricorda, infatti, che gli investigatori avevano messo gli occhi sulla struttura di via delle Macchie a causa di problemi strutturali emersi all’interno del nuovo edificio (infiltrazioni, ascensori allagati, ingranaggi arrugginiti) ancora prima della fine dei lavori. Adesso quella brutta storia - almeno dal punto di vista strutturale - è superata perché il collaudo esiste. Lo spiegano il garante dei detenuti delle Sughere, Marco Solimano, e quello regionale Franco Corleone. «La notizia ora è che finalmente il padiglione è agibile - ironizza il garante delle carceri per la Toscana, che ha seguito da vicino tutta la vicenda - manca solo il collaudo della cucina, che però non è vincolante per il momento. Io personalmente, un paio di settimane fa ho parlato con il responsabile dell’ufficio Beni e servizi del Dipartimento di Roma il quale mi ha confermato che è tutto pronto. Segno che il nostro interessamento è stato utile».
Ma allora cosa blocca l’apertura del padiglione? Il punto è che non è stato ancora formalmente consegnato alla direzione del carcere. Lo conferma la stessa Santina Savoca, direttrice delle Sughere: «Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione dal dipartimento, è tutto in sospeso. Il collaudo è stato fatto, ma non ci dicono nulla di più. È tutto in forse, non sappiamo ancora neanche che tipo di detenuti saranno ospitati all’interno». E c’è chi dice che tutto sarebbe slittato a dopo l’estate per evitare problemi legati alle ferie.
«Questi ritardi continui sono una vergogna, qui siamo di fronte a una burocrazia incredibile - tuona Solimano - anche perché gli slittamenti si riversano su tutte le attività ricreative dei detenuti e sul famoso decreto che prevede le 8 d’ore d’aria per la popolazione carceraria. Ormai, da quando la struttura è pronta, è passato un mese».
Un’altra incognita è legata all’utilizzo del padiglione: che tipo di detenuti ospiterà? Per il momento di parla di quelli “comuni”: niente alta sicurezza e niente sezione femminile, come invece vorrebbe il garante Solimano, sostenuto in questo dal suo omologo regionale Corleone. «La sezione femminile a Livorno è storica e riaprila sarebbe necessario per evitare da una parte la dispersione delle detenute livornesi e dall’altra il sovraffollamento dell’ala di Pisa - dice Solimano - Così facendo si agevolerebbero anche i familiari delle detenute che potrebbero accedere più facilmente ai colloqui». La partita dunque resta aperta.
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