Il presidio
Nogarin isolato, Porto 2000 sarà privata
Bando entro dicembre. La Camera di Commercio: «Un piano con l’Authority per portare la partecipazione pubblica al 33%»
LIVORNO. Alle quattro del pomeriggio, neanche mezzora dopo l'inizio del comitato portuale, la partita sul futuro della Porto 2000 era già chiusa. Proprio mentre sugli scali Rosciano una sessantina di dipendenti della società che gestisce il traffico passeggeri presidiavano la sede dell'Authority con striscioni e magliette che inneggiavano ad un rinvio della privatizzazione, al primo piano del quartier generale dell’Autorità Portuale l'intervento del presidente della Camera di Commercio Sergio Costalli sgombrava qualunque dubbio sulle intenzioni dell'ente camerale riguardo all'utilizzo del proprie quote in seno a Porto 2000, dando in qualche modo il via libera definitivo alla dismissione pubblica. «Siamo pronti a portare avanti assieme all'Autorità Portuale un piano che porti la partecipazione pubblica ad un terzo del capitale della società», annunciava Costalli.
E le sue parole isolavano del tutto il sindaco Nogarin, spegnendo ogni tentativo dell'amministrazione comunale di stoppare la privatizzazione.
Alla fine, quello di Nogarin, era l'unico parere contrario all'operazione. E il comitato portuale, pur non dovendo votare alcuna delibera, si concludeva con un orientamento a larghissima maggioranza (l'altro distinguo era quello di Claudio Sodano, Uil) che consegnava nelle mani del presidente dell'Authority, Giuliano Gallanti, la disponibilità a procedere verso la vendita della Porto 2000.
Niente di nuovo, si dirà, considerando che il percorso, avviato nel 2005 e definito nel 2011, dava all'unanimità mandato all'Authority di confezionare "lo schema di gara per la cessione delle quote maggioritarie della società".
In realtà di nuovo c’è, eccome, visto che la nuova amministrazione a Cinque Stelle aveva messo in seria discussione l'operazione. Ma come noto il voto del Comune in comitato portuale vale uno e Nogarin non ha trovato alcuna sponda.
E così, come ha ribadito ieri Gallanti, non ci sarà alcuna deviazione di rotta sulla dismissione degli asset: «La legge ci impone di scendere sotto il 50% - ha specificato - e recentemente abbiamo ricevuto sollecitazioni anche dalla Corte dei conti e dall'Autorità Garante per la Concorrenza. Se non andiamo avanti rischiamo di andare incontro a responsabilità penali e amministrative».
Nessuna deviazione nemmeno su quanto vendere: il 23%, ovvero il minimo necessario previsto dalla legge (come auspicato da Nogarin), o almeno il 51%?
Anche qui, l'analisi dell'advisor Kpmg ha trovato una quasi unanime condivisione in comitato (12 i pareri favorevoli): per evitare che la gara vada deserta è necessario che sia ceduta la maggioranza assoluta delle quote. E questo, nonostante le perplessità del sindaco che - dopo il consiglio comunale di venerdì scorso - si era ancor più attestato sulla posizione della salvaguardia del ruolo pubblico nella compagine societaria della Porto 2000.
«Ritengo - ha ribadito ieri Nogarin - che sia auspicabile che l'Autorità Portuale ceda soltanto il 23% o, al massimo, il 37%, ovvero la maggioranza delle quote a sua disposizione. Non è necessario procedere oltre. La vera urgenza è dare una certezza degli accosti alle crociere». In questo senso Nogarin aveva approfondito la sua argomentazione esponendo la sua vision a medio termine: «A La Spezia ci sono extracosti incredibili, per questo le compagnie che si sono spostate là, torneranno», ha detto, motivando il no all’imminente privatizzazione.
Ma in ballo c'è la governance della Porto 2000 nei prossimi trent’anni. E la risposta di Enzo Raugei in proposito è stata tranchant rispetto alla posizione di Nogarin: «Forse aspettiamo un investitore che si accontenti del 23% facendosi carico del rilancio della società con un piano industriale da decine di milioni?», ha chiesto sarcasticamente il presidente della Compagnia, che in comitato rappresenta però gli articoli 16 e 18.
A proposito della ripartizione delle quote non è detto che la maggioranza in vendita arrivi esclusivamente dal portafoglio dell’Authority. La stessa Camera di Commercio potrebbe liberarsi della metà delle sue quote (il 14%) e il restante 37% (ma potrebbe essere anche di più, se s’arriverà ad un 33% di pubblico) arriverebbe dall'Authority. D’altra parte Costalli è stato chiaro: «Con i tagli che stanno piovendo sulla nostra testa, oggi, anche volendo, non avremmo risorse per investire in Porto 2000. Siamo dunque disponibili a portare avanti con l'Authority un piano di dismissione che porti la partecipazione pubblica ad un terzo». Aggiungendo però: «Prima chiediamo che venga modificato lo statuto della Porto 2000: sia previsto il raggiungimento della maggioranza qualificata dei voti per le decisioni più importanti, quelle che impattano maggiormente sulla società». Come dire: diamo la governance a un privato, ma non escludiamoci dai fondamentali processi decisionali.
Gli altri passi che precederanno la stesura del bando saranno la piena attuazione al piano di zonizzazione del Prp (richiesto con forza da Sodano) e la salvaguardia dei livelli occupazionali, su cui i sindacati non hanno fatto sconti. «Se tutto va bene il bando di gara sarà pronto per la fine dell'anno e, per allora, avremo già in mano il master plan del porto approvato dalla Regione», ha spiegato Gallanti. E sull’occupazione ha aggiunto: «Ne discuteremo quando avremo cominciato a preparare il bando. L'obiettivo è inserire delle clausole sociali che prevedano che i lavoratori della Porto 2000 conservino il proprio posto di lavoro e che il soggetto aggiudicatore, se armatore, non impedisca alle navi concorrenti di approdare in porto. Mettiamoci in testa però - ha chiuso - che se non ci muoviamo, se non vendiamo la Porto 2000 prima che scada la concessione, allora sì che i lavoratori della società rischiano veramente di finire in strada. Una cosa è preparare una gara a triplo oggetto per la ricerca di un soggetto privato, di un gestore dei servizi e di un concessionario, un'altra sarebbe quella di bandire una gara soltanto per l'affidamento della concessione. A quest'ultima potrebbe partecipare chiunque. Altro che sette milioni di euro. A quel punto chi volesse accaparrarsi il traffico delle crociere a Livorno, potrebbe farlo per un pugno di noccioline e senza dover rispettare alcun tipo di clausola sociale o onere contrattuale».
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