Italia
Nuovo Centro, nel 2015 Coop trasloca da La Rosa
Unicoop Tirreno: i nodi del bilancio in rosso e la strategia per i prossimi anni Il presidente: «Noi un problema? Siamo una delle poche aziende rimaste»
LIVORNO. «Nuovo Centro? Si va avanti, a fine 2015 si trasferisce la Coop della Rosa». Il presidente Marco Lami mette sul tavolo la strategia di Unicoop Tirreno per i prossimi anni: dai nodi del bilancio in rosso all’operazione “efficientamento” per coprire il taglio del 5% dei prezzi lanciato in città e non solo. E dopo la campagna elettorale che ha portato a una storica rivoluzione politica e amministrativa per Livorno, prova a togliersi anche qualche sassolino...
Presidente, il bilancio 2012, per poste straordinarie ma che riguardano scelte strategiche, ha registrato un rosso di oltre 18 milioni. Nel 2013 la situazione è peggiorata: -24,3 milioni. Come pensate di uscirne? Ed è vero che avete pensato anche a dimissioni in blocco del cda?
«No, quelle no. È vero che il risultato del 2013 è negativo e si caratterizza ancora molto con perdite straordinarie, in particolare per la Campania. Fortunatamente a quel problema è stata data il 23 dicembre una soluzione. Abbiamo infatti costituito una società con altre due cooperative, in particolare con Coop Adriatica: siamo partiti da Afragola, l'ipermercato è stato dimezzato, è stata approntata una strategia commerciale diversa, è stata fatta un'operazione di riorganizzazione. Anche sul resto della rete campana, che è rimasta nostra, sono state fatte operazioni importanti, anche con sacrifici da parte del personale: contratti di solidarietà, rinuncia a scatti di anzianità, a benefici della contrattazione di secondo livello. Tutto questo ci porterà nel 2014 a dimezzare le perdite. Insomma, in Campania stiamo voltando pagina».
Quindi niente più abbandono di quella regione?
«Al momento non ci sono più queste ipotesi. Restano da definire situazioni critiche in alcuni punti della nostra rete, ad esempio nel sud del Lazio. Ma in generale crediamo molto nell'operazione che abbiamo iniziato a sperimentare un paio di anni fa e che da giugno si è estesa a tutta la rete, compresa Livorno. Operazione che rappresenta un cambio strategico: mi riferisco al taglio dei prezzi del 5% su migliaia di prodotti di marca sugli scaffali di tutti i nostri negozi. Non un'offerta periodica, ma un taglio strutturale. Si basa sulla convinzione che la coop deve acquisire un profilo di convenienza assoluta su ogni piazza, deve riuscire a essere leader di prezzo».
Allora non avevano tutti i torti quei livornesi che dicevano di andare a Navacchio "perché costa meno"…?
«Una cooperativa come la nostra, in un momento di difficoltà per le famiglie, cosa di più cooperativo può fare se non abbassare i prezzi? La nostra più grande ricchezza è la reputazione, questo è un modo per consolidarla. È vero che la nostra strategia negli anni scorsi non era così decisamente orientata a ottenere una leadership: noi ci siamo sempre misurati con la concorrenza e, secondo noi, siamo sempre stati convenienti. Ma una cosa è esserlo dello 0.5%, un'altra del 5. Uno degli obiettivi di questa operazione è chiaramente anche limitare l'evasione dal mercato livornese. Ora abbiamo prezzi competitivi anche con Navacchio».
Ma tagliando i prezzi e dunque i ricavi…
«Da qualche parte dovremo recuperare, certo. La riduzione dei prezzi bisogna pagarsela con più efficienza visto che il taglio dei prezzi per Livorno vale 2 milioni all'anno, 12 per tutta la rete».
E appunto come pensate di recuperali?
«Intanto ci sono operazioni tecniche, a partire dagli assortimenti. E poi insisto sull'efficienza: quindi riduzione di tutti i costi, anche del lavoro. La nostra strategia tende nel medio periodo ad aumentare molto le vendite, essendo più aggressivi, concorrenziali: il problema è che se i consumi nel Paese tornano indietro di vent'anni e la capacità di spesa diminuisce (nel primo semestre del 2014 per Livorno il calo è stato del 4%, ndr), viene ritardato un successo deciso. Ma siamo convinti che è la strada giusta».
Ok, ma la riduzione dei costi in cosa si traduce?
«Miglioramento dell'organizzazione dei punti vendita, con modelli che puntano a togliere gli sprechi, e riduzione del costo del lavoro. Negli ipermercati è stato fatto un lavoro sul dimensionamento dei gruppi dirigenti. Rispetto al personale, c'è stata una riduzione dei contratti a tempo determinato, tra i 300 e i 400 in meno. Non ci sono, invece, interventi di riduzione sull’organico stabile. A Livorno c'è un caso emblematico: la Coop di Porta a Mare è stata aperta utilizzando personale che avevamo già, ci ha aiutato molto…»
Niente assunzioni dunque.
«Oggi dobbiamo realizzare efficienze, a cominciare dalla sede centrale di Vignale. Qui lo sforzo sarà di tarare l'organico al meglio, cercando di gestire in modo ragionevole eventuali esuberi. Presto ne discuteremo con le organizzazioni sindacali. Ma la volontà è di produrre anche qui dei risparmi».
Quante persone lavorano nella sede?
«Sono circa 450, considerando anche la logistica. Vogliamo gestire le cose con ragionevolezza. E ragionevolezza vuol dire anche cambiare. La cooperativa è un'impresa, se non riesce a produrre utili non ha futuro. Non è ideologia, è un fatto. Io guardo alla nostra esperienza e dico che è importante affrontare questa fase con responsabilità, perché lavoriamo sul patrimonio dei soci. Bisogna che la cooperativa proponga soluzioni e non cerchi la via più breve, e che le persone siano disponibili ad affrontare cambiamenti».
Sta dicendo che è il momento, anche per la coop, di cambiare passo? Ma questo modello è in grado di farlo?
«Assolutamente sì. E non è in contrasto con lo spirito cooperativo. Noi operiamo in un mercato che in pochi anni è diventato da "in sviluppo" a "maturo", con concorrenza ampia e margini bassi. Per starci dentro dobbiamo fare un salto culturale. Quindi: tensione verso gli obiettivi. Anzi: intransigenza verso il raggiungimento degli obiettivi».
E allora che bilancio di previsione avete fatto per il 2014?
«L'andamento dei consumi ancora in calo ce l'ha fatto pensare e ripensare. Crediamo di chiudere con una perdita contenuta al netto di poste straordinarie tra i 5 e 7 milioni di euro».
Come vivete il paragone con una coop cugina, Unicoop Firenze, che certo opera in aree che economicamente soffrono meno, ma che è evidentemente più in salute?
«La viviamo come un esempio e anche come un'opportunità di collaborazione. Questa strategia che stiamo descrivendo, Unicoop Firenze l'ha messa in piedi da anni, è stata la chiave del suo successo. Non abbiamo mai avuto problemi a riconoscere in questa cooperativa un punto di eccellenza e in qualche modo abbiamo provato a sfruttare la vicinanza».
Nuovo Centro. Nella grande area accanto a Decathlon potete costruire un supermercato di 2500 metri e una grande galleria commerciale simile a Porta a Terra: siete convinti di andare avanti?
«Certo. Li trasferiremo il supermercato della Rosa».
Quando?
«Il trasferimento è previsto per la fine del 2015».
E cosa farete della storica area della Rosa?
«Bella domanda, ci stiamo interrogando. Quello è un negozio di un successo così grande…»
Per voi è Il Negozio: non è un azzardo toccarlo?
«Riapriremo a poche centinaia di metri di distanza, speriamo che non accadano terremoti dal punto di vista dei nostri soci. Il negozio della Rosa ha anche un valore simbolico, è legato alla nostra storia: anche se sarà trasferito, vorremmo mantenere qualcosa che ricordi che lì la cooperativa ha un pezzo importante di sé. Nelle assemblee dei soci abbiamo discusso di ricavare in una parte dell'immobile che resterà libero una struttura di utilità sociale per il quartiere. Una piccola parte della struttura (che è in diritto di superficie) dovrà invece restare commerciale, col nostro marchio».
Di che investimento stiamo parlando, complessivamente, per il Nuovo Centro?
«Fra acquisto del terreno e tutto il resto, circa 100 milioni. Un investimento consistente, fatto con Unicoop Firenze».
Terrete voi la gestione dell'area commerciale?
«La terremo noi con Unicoop Firenze (attraverso la Levante Srl, ndr) per la parte che riguarda la galleria: i negozi saranno dati in affitto, quindi la società avrà soprattutto una gestione "immobiliare". Il supermercato, invece, lo gestiremo direttamente, con l'insegna Unicoop Tirreno».
Alla luce della crisi dei consumi e dell'occupazione che ha investito il territorio, pensate ancora che sia valsa la pena di comprare il Nuovo Centro per sbarrare la strada alla concorrenza, ad Esselunga? Tornando indietro lo rifareste?
«Vede, l'alternativa era semplice. Sei in un posto di successo, glorioso, come La Rosa, ma pur sempre in un negozio che ha più di quarant'anni: se accanto ti nasce - per vie indipendenti anche dalla programmazione urbanistica - un centro con grandi strutture e grandi operatori, una galleria commerciale, un distributore di benzina e un supermer2cato, non puoi non porti il problema se ha senso rimanere dove sei o piuttosto cercare di entrare in un’area che per questa somma di motivi sarà più competitiva. Il tema non è sbarrare la strada ad altri, ma metterti nelle condizioni migliori per competere. Per noi il Nuovo Centro ha queste caratteristiche».
Ma è anche a pochi metri in linea d'aria da Porta a Terra. E arriva dopo la nascita di Porta a Mare, dove si è visto che è sempre più difficile riempire gli spazi commerciali: dei trenta negozi previsti, per ora ne sono stati inaugurati sette. Mentre il centro soffre. Pensate davvero che a Livorno ci sia lo spazio per un Nuovo Centro?
«Ripeto: di fronte al mutamento dell'offerta commerciale della città, non potevamo fare finta di niente. Quello che ci aspettiamo ora è una redistribuzione delle abitudini dei livornesi. Per quanto ci riguarda, a Porta a Mare stiamo parlando di un piccolo negozio di 700 metri. In generale la nostra superficie commerciale non cambierà di molto, perché in sostanza prenderemo la nostra Coop della Rosa e la sposteremo. Ci sarà una redistribuzione, certo, ma i metri quadri sono quelli».
Ma gestirete anche la galleria: non temete di non riuscire a trovare operatori?
«No, credo che anche altri operatori faranno il nostro stesso ragionamento: prenderanno atto delle novità e coglieranno questa opportunità. Poi penso che Livorno debba provare ad essere attrattiva tutta, senza contrapposizioni. L'area di Porta a Mare, ad esempio, vediamola anche come un'opportunità: se si vuole migliorare il centro, non è brutto quello scorcio...».
A Livorno c’è stato un bello scossone politico: la città dopo 70 anni ha cambiato colore (tra l’altro Unicoop Tirreno festeggerà 70 anni il prossimo anno). In campagna elettorale la quasi totalità dei candidati è stata critica nei confronti del sistema cooperativo, denunciando scelte politiche che avrebbero avuto l’obbiettivo di favorirvi, e ha attaccato in particolare operazioni come Nuovo Centro e Porta a Mare. La parola d’ordine è stata concorrenza, che poi significava “facciamo venire Esselunga”. Ecco, il cambio di quadro vi preoccupa?
«Guardi, io cerco di osservare senza pregiudiziali. Intanto perché una cosa sono la campagna elettorale e la battaglia politica, una cosa le istituzioni che sono di tutti. Chi governa, governa con le proprie idee ma per tutti. La cooperativa aspetta di vedere i fatti e con quelli si misurerà. Due parole sulla campagna elettorale, però, vorrei dirle: quello che non mi è andato giù, in generale, è che la Coop sia stata vista come un problema a Livorno. Non lo ritengo nemmeno produttivo: hai una grande azienda sul territorio, che dà lavoro a 570 dipendenti tutti a tempo indeterminato. Se vogliamo affrontare le tematiche della filiera corta, del chilometro zero, noi abbiamo un'esperienza consolidata, con centinaia di fornitori del territorio e decine di milioni di fatturato. Non è produttivo, e credo sia ingiusto verso la cooperazione, vederla come un problema. La cooperazione è un'opportunità, poi può piacere o non piacere. Ma è così. E questa è una grande azienda della città. Mi permetterei di dire, una delle poche che è rimasta…».
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