E Livorno diventa un caso anche per gli Stati Uniti
Da ieri un funzionario politico dell’ambasciata americana di Roma è in città L’obiettivo è capire il “fenomeno Grillo” e la storica caduta del centrosinistra
LIVORNO. Nel primo pomeriggio di ieri a bordo di un treno Frecciabianca proveniente da Roma Termini è sbarcata in città Kristen L. Maag. Il nome non dirà alcunché ai livornesi, ma la signora è la political officer dell'ambasciata americana di Roma, cioè un funzionario della sezione politica della diplomazia statunitense in Italia, deputata ad analizzare gli affari interni del nostro Paese.
Kristen Maag resterà a Livorno due giorni. E se ufficialmente la sua visita sarà incentrata su temi economici, di fatto la diplomatica è in città anche per respirare dal vivo e capire meglio la storica svolta avvenuta l'8 giugno con la sconfitta del centrosinistra e l'avvento al potere del grillismo.
I fatti di casa nostra non sono passati inosservati agli osservatori stranieri. E visto che tra i compiti di qualunque ambasciata c'è quello di relazionare il proprio governo sull'evoluzione politica del Paese ospitante e sui sentiment della piazza, ecco che Livorno è diventata caso da capire anche per gli Stati Uniti.
Non è superfluo sottolineare che nei giorni scorsi Kristen Maag sia stata a Perugia, dove al ballottaggio un giovane avvocato di Forza Italia, Andrea Romizi, ha spazzato via 70 anni di potere di (centro)sinistra. Adesso è a Livorno con lo stesso obiettivo:capire le dinamiche, gli umori della gente, i motivi dell'epocale cambiamento e relazionare il Dipartimento di Stato.
Va detto che verso casa nostra l'interesse americano è ancor maggiore, considerando la presenza di Camp Darby e gli storici traffici con il nostro porto, storicamente trainati proprio dalla base militare, che ha permesso l’intensificarsi decennio dopo decennio degli scambi commerciali.
Ieri la prima tappa di Maag in città è stata alla Camera di Commercio: incontrando il presidente Costalli e il segretario generale Giuntoli è stato affrontato il tema dello sviluppo economico della città, ma non sono mancati accenni alla situazione politica e sociale del nostro Paese e anche di Livorno.
Oggi nell’agenda della diplomatica, oltre alle visite a Camp Darby e a quel che resta delle dogane americane in porto, è previsto un colloquio col sindaco Nogarin e col presidente Kutufà.
Il finale con la comunità ebraica livornese, notoriamente diversa per composizione ed etnia da quella francese ad esempio, ma anche da quella statunitense, rappresenterà un’altra tappa fondamentale della due giorni cittadina della Maag, in questo caso non tanto incentrata sui temi locali, ma sugli umori del popolo ebraico italiano verso l’attualità mediterranea, in primis sul dramma degli sbarchi dal Nord Africa.
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