Il presidio
Maxi truffa a Ghiaccioni «Smonteremo le accuse»
Due dei principali indagati contestano la ricostruzione della Procura «L’ipotesi di riciclaggio non sta in piedi, lo ha già detto anche il Riesame»
LIVORNO. Sono accusati di truffa aggravata, bancarotta fraudolenta e in un caso anche di riciclaggio. Secondo il pubblico ministero che ha coordinato l’inchiesta dei carabinieri, invece di usare il denaro che gli versavano i clienti per terminare una serie di appartamenti nella zona di Ghiaccioni, alle porte di Collesalvetti, spendevano quei soldi per fare i loro interessi: villette, negozi e ristrutturazione di appartamenti. Simona Cerrai, 46 anni, e il compagno Attilio Petrillo, 49, parlano per la prima volta dall’inizio dell’inchiesta attraverso il loro legale, l’avvocato Marco Talini. «Smonteremo l’impianto accusatorio», è la tesi del legale.
L’opera difensiva parte proprio dalle villette che secondo l’accusa sarebbero state comprate distraendo i soldi dei clienti e delal società poi fallita.
«Fa comodo parlare di ville - spiega Talini - perché ciò contribuisce a creare un’immagine negativa degli imputati; fortunatamente le carte cantano: l'unico immobile che è stato acquistato dai miei assistiti è un mini appartamento per il prezzo di 45mila euro; il danaro utilizzato per tale acquisto è stato tutto, sottolineo tutto, preso in prestito dalla banca; l'ipotesi formulata dagli inquirenti che vorrebbe che parte del danaro utilizzato per acquistare quel mini appartamento, si parla di 25mila euro, sia arrivato dal pagamento di una fattura di comodo emessa da Petrillo (Edilcentro) nei confronti della società Carolina Srl per 36mila euro; in realtà quella fattura, come risulta ancora una volta dai documenti in atti, non è stata mai pagata dalla Srl, essa è stata scontata in banca dal Petrillo, il quale, posto che la debitrice non l'ha pagata alla scadenza, si è visto riaddebitare l'intero importo».
Su questi passaggi, la difesa ha versato in atti la relazione peritale di un commercialista. Ma l’accusa parla anche di altri due immobili.
Sono due piccole villette monofamiliari del valore di 130mila euro cadauna - ad una sola di esse erano interessati i miei assistiti -, ma che non sono state poi acquistate perché né Petrillo, né Pagliuca avevano il danaro sufficiente per pagarne il prezzo. Questi i dati reali. Da tre ville esce un mini-appartamento».
C’è anche l'appartamento di via dei Pelaghi acquistato e ristrutturato «col danaro degli acquirenti»
«Quell'appartamento, che è stato effettivamente acquistato dalla Cerrai, per il prezzo di 220mila euro, non è stato comprato con il danaro proveniente dagli acquirenti, né con quello della fallita, ma con un mutuo che Petrillo e la Cerrai hanno ottenuto dalla loro banca e che dovranno rimborsare per i prossimi 20 anni; il mutuo è stato loro concesso per un valore corrispondente all'intero prezzo dell'immobile e garantito con un'ipoteca di 235mila euro. Abbiamo il contratto di mutuo che chiude la strada ad ogni diversa illazione».
Tra i capi d’imputazione dai quali gli otto indagati si dovranno difendere spunta anche l’accusa di riciclaggio nei confronti di Simona Cerrai.
«Ci sono ben due ordinanze del Tribunale Distrettuale del Riesame di Firenze, con le quali, anche dopo l'impugnazione del pm, è stata annullata, sottolineo annullata, l'ordinanza cautelare disposta dal giudice per le indagini preliminari. Si è affermato che nei confronti della Cerrai non sussistono indizi di colpevolezza neppure sufficienti ad adottare una misura cautelare. Pertanto quelle ipotesi di riciclaggio che figurano nelle imputazioni sono state già ritenute prive di fondamento, ovvero, comunque, non adeguatamente fondate».
Anche per Attilio Petrillo il Tribunale del Riesame ha riformato l'ordinanza cautelare del gip. «È stato immediatamente scarcerato e fu disposta la misura dell'obbligo di dimora, nel confermare che l'imputato non doveva essere messo in carcere, come pur chiedeva l'accusa, ha ulteriormente attenuato la misura cautelare, sostituendo l'obbligo di dimora con l'obbligo di presentazione tre volte alla settimana».
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