Il Tirreno

Livorno

Arriva il super canone Rai e le partite Iva si ribellano

di Giulio Corsi
Arriva il super canone Rai e le partite Iva si ribellano

Ventimila bollettini (da 407 euro) recapitati a commercianti, artigiani e agenti livornesi Confesercenti: «Non si deve pagare per pc senza sintonizzatore, tablet e smartphone»

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LIVORNO. La lettera è datata giugno 2014. E nelle ultime due, tre settimane è comparsa nella cassetta della posta di migliaia e migliaia di livornesi, in pratica di tutti i possessori di partita Iva. Commercianti, artigiani, imprenditori, agenti, un popolo di oltre ventimila soggetti nella sola città di Livorno.

Non è di quelle lettere che rallegrano la giornata di chi le riceve: perché al suo interno c’è un bel bollettino postale. Che parte da un minimo di 207 euro e che nella maggiorparte dei casi è di 407 euro. Una stangata.

L’oggetto della missiva, firmata dalla direzione Rai è “canone speciale alla televisione”. “Vi informiamo - si legge nella documento che accompagna il bollettino - che le vigenti disposizioni normative impongono l’obbligo del pagamento di un canone speciale per chiunque detenga, fuori dall’ambito familiare, uno o più apparecchi atti o adattabili, quindi muniti di sintonizzatore per la ricezione delle trasmissioni televisive, indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti”.

Che cosa significa? Secondo la Rai la lettera è chiarissima. Per le associazioni di categoria no.

Tra l’altro il fatto stesso che alla lettera sia stato allegato pure un bollettino già compilato con la cifra da pagare e il nome e cognome del detentore di partita Iva, potrebbe indurre molti a ritenersi in obbligo di pagare.

Ed è per questo che si sono mosse in massa le associazioni di categoria che ai propri associati hanno lanciato un messaggio chiaro: non pagare, a meno che non possiedano apparecchi riceventi. Che - badate bene - non sono computer, telefonini e tablet connessi ad internet.

La Rai vuol fare cassa. Confesercenti tuona: «La questione del canone speciale Rai per imprese del settore commerciale e dei servizi in genere è una storia che ogni tanto ha dei risvegli improvvisi, dovuti ai tentativi da parte della Tv di Stato di risolvere i propri problemi di bilancio drenando risorse da un settore produttivo già in forte sofferenza per una serie di fattori: crisi di liquidità delle famiglie, pressione fiscale da soffocamento, adempimenti contabili ed amministrativi sempre più pesanti (si pensi al bancomat obbligatorio) e lo spesometro, insieme all'iva più alta della media europea».

Una lettera equivoca. Secondo Confesercenti la lettera è quantomeno equivoca e alla fine sembra invitare a pagare il canone coloro che detengono, all'interno delle proprie attività, computer o altri dispositivi video simili.

Chi deve pagare. «In realtà - spiegano da via Pieroni - il canone speciale Rai è dovuto solo nel caso in cui computer e schermi presenti in agenzia e negli uffici abbiano un sintonizzatore Tv, oppure ci siano ancora in funzione dei videoregistratori, dotati di sintonizzatore Tv, anche se non sono utilizzati per vedere trasmissioni radiotelevisive ma per diffondere immagini registrate».

Completano l'elenco degli apparecchi per cui è dovuto il canone speciale, le chiavette usb con sintonizzatore tv, i decoder per la tv digitale terrestre, il ricevitore per la tv satellitare ed i media player con sintonizzatore tv. «Ovviamente - aggiungono gli esperti di Confesercenti -, chi già paga per il possesso di uno o più televisori, non deve corrispondere altro canone speciale per il possesso di tali apparecchi».

La retromarcia del 2012. Non è la prima volta che la tv di stato finisce nella bufera per la richiesta del canone sui computer. «La Rai - ricorda Confesercenti - ha già dovuto nel 2012 fare marcia indietro, su indicazione del ministero dello sviluppo economico, dal richiedere il canone speciale per il possesso di tablet e smartphone, soprattutto per non penalizzare lo sviluppo tecnologico in Italia e perché con questi supporti l'eventuale visione di programmi televisivi, Rai e non, avviene in modalità streaming dati, non in radiofrequenza».

Che cosa fare. Sul da farsi le indicazioni variano. «Indichiamo di non prendere in considerazione la lettera, se non si è in possesso di uno strumento dotato di sintonizzatore Tv. Avere un tablet, un pc o uno smartphone non sono condizioni sufficienti per pagare il canone a meno che questi non abbiano il sintonizzatore», dice Confesercenti. Mentre Cna, la confederazione degli artigiani che ha chiesto al governo di bloccare il provvedimento - suggerisce di rispondere alla Rai. «Occorre che la ditta utilizzi spedendola la cartolina preaffrancata che è insieme alla lettera per scrivere nelle note: l’azienda non dispone di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di programmi tv».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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