Il Tirreno

Livorno

da garzone a manager

Il ragazzo di bottega con la stoffa da imprenditore

LIVORNO. «Com’era mio padre? Un eroe. Gli mancava la kryptonite per essere Superman». Il Superman della bottega accanto. Quella di via Di Franco, dove Bruno Simonini aveva lavorato per 60 anni. E...

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LIVORNO. «Com’era mio padre? Un eroe. Gli mancava la kryptonite per essere Superman». Il Superman della bottega accanto. Quella di via Di Franco, dove Bruno Simonini aveva lavorato per 60 anni. E quella nuova, aperta un anno e mezzo fa, in piazza Damiano Chiesa a Colline, quartiere che il mago dei formaggi amava tanto per esserci cresciuto. Michele ricorda così suo padre, con un amore filiale viscerale, puntellato di ironia e di riconoscenza: «È partito da niente, penultimo di 9 figli. Faceva il garzone ed è diventato un imprenditore. Non era Berlusconi, ma ci ha fatto sempre stare bene, tutti».

Aveva 13 anni Simonini quando fu ingaggiato come aiutante nel fondo di via di Franco 38, a pochi passi dal mercato. Uno dei tre proprietari si accorse subito delle sue doti manageriali e lo volle come braccio destro. Cinque anni dopo, nel 1960, in quella stessa bottega, nacque il primo negozio Vad, Vendita alimentari dettaglio.

Dopo 20 anni da dipendente, diventò socio, per poi conquistare l’intera azienda nel 1988, anno in cui si classificò primo al concorso di taglio del Grana Padano. Da allora, la storia è tutta in salita. Un’ascesa basata sulla qualità, sulla conquista della fiducia del cliente, ma anche e soprattutto sull’appoggio della famiglia: la moglie Rosanna Bani, e poi i figli, Michele e Monica, sempre al suo fianco.

Imprenditore appassionato, già campione nazionale di pesca subacquea, innamorato della campagna e della nipotina Anna, figlia di Michele, Bruno stava vivendo un bel momento della sua vita, dopo aver sofferto per mesi. Il 31 dicembre 2013 era stato investito in Coteto, mentre era in scooter, da una donna in auto che non si era fermata a uno stop. «Si era rotto delle costole, maciullata una gamba, aveva preso botte e traumi su tutto il corpo - racconta Michele - Un duro colpo, per cui aveva patito tanto, in ospedale e a casa. Però ora si era ripreso e stava bene, al 100 per cento».

Ieri l’imprenditore tornava a casa a pranzo a Salviano dopo aver lavorato al mercato. Di solito stava a Colline, ma in questi giorni dava il cambio in via di Franco al figlio Michele, che era in ferie: «Lavorava la mattina perché poi il pomeriggio amava andare in campagna, a Castellaccio, dove aveva piantato 700 ulivi da zero: da un ammasso di ruderi e rovi aveva ricavato il paradiso». E poi Bruno Simonini sognava di aprire nuovi negozi e di godersi la vita con la sua famiglia. Tutto ciò, prima di cadere vittima di un incidente così simile a quello che lunedì ha colpito il piccolo Alessandro, figlio di Davide Nicola.

Il corpo di Simonini per ora resta a disposizione della magistratura, al cimitero dei Lupi.

Lara Loreti

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