Il Tirreno

Livorno

Nogarin stoppa Pisa sulla gara dei rifiuti

di Giulio Corsi
Nogarin stoppa Pisa sulla gara dei rifiuti

Il sindaco chiede una sospensione di sei mesi per rivedere il bando. Filippeschi: «Così l’Ato rischia il commissariamento»

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LIVORNO. Sostiene il sindaco di Pisa Marco Filippeschi che «l’atteggiamento di Livorno appare dialogante». E Andrea Morini, portavoce di Filippo Nogarin, conferma l’intento costruttivo che il Comune porterà avanti fin dall’assemblea dell’Ato Costa Toscana in programma domani. Le posizioni sulla gestione futura (e integrata) dei rifiuti urbani tuttavia appaiono talmente distanti che sembra difficile che da qui ai prossimi mesi si possa trovare un punto d’incontro. E così non c’è bisogno di vestirsi da Cassandra per vedere all’orizzonte se non una rottura almeno un duro braccio di ferro tra Livorno da una parte e Pisa, Lucca, Massa dall’altra. Che alla fine potrebbe sfociare in un commissariamento della stessa Ato da parte della Regione.

Perché in ballo, nella maxipartita dei rifiuti che dovrebbe, anzi dovrà rivoluzionare il sistema di gestione della spazzatura di un milione e 200mila cittadini da Portoferraio a Castelnuovo Garfagnana, non c’è soltanto (e non sarebbe poco) la terza linea del termovalorizzatore del Picchianti, c’è un modo di pensare l’ambiente e disegnare il futuro delle città.

Filippo Nogarin l’ha detto chiaramente lunedì pomeriggio prendendo la parola al consiglio direttivo dell’Ato che si è svolto in municipio a Pisa. Doveva essere un tavolo preparatorio all’assemblea dell’Authority in programma domani, dove si dovrà fare il punto della situazione sulla gara per individuare il socio privato di minoranza che affiancherà col 45% Reti Ambiente spa, il grande contenitore nel quale confluiranno una galassia infinita di realtà come Aamps, Rea, Asiu, Geofor, Ascit ed altre, formando così insieme un’unica società che gestirà la superpartita dei rifiuti urbani sul territorio dell’Ato Costa Toscana, un business che supera i 300 milioni di euro per il quale si sono fatti avanti sette concorrenti (tre esteri e quattro italiani, tra cui, secondo alcune indiscrezioni, anche il colosso lombardo A2A).

Quella gara più volte rinviata è stata finalmente bandita a febbraio e prevede il completamento delle procedure finalizzate all’individuazione del socio privato e alla realizzazione dell’affidamento del servizio entro il 31 dicembre di quest’anno. Ad aprile si sono chiusi i termini per la presentazione delle manifestazioni di interesse, ora si stanno valutando i servizi e gli impianti degli attuali gestori, per poi liquidare i soci privati e chiudere il piano industriale. Il percorso insomma è avviato, e se anche qualche puntino sulle “i” può ancora essere messo, il grosso ormai è definito.

Lunedì pomeriggio però Nogarin ha scombussolato i piani chiedendo un rinvio a fine anno dell’intera questione. «Prendiamoci sei mesi di sospensione - ha detto ai colleghi sindaci - perché dobbiamo riflettere tutti insieme su una decisione che avrà una ricaduta sui prossimi 20 anni dei nostri territori».

«Il progetto che adesso stiamo portando a termine si basa su previsioni fatte nel 2009 e poi nel 2011 - ha sottolineato il sindaco -, ma i tempi sono cambiati, la crisi dei consumi ha stravolto anche i volumi dei rifiuti, il 2 luglio l’Unione Europea ha emanato una nuova direttiva sull’argomento che cambia gli scenari portando ai minimi termini l’incenerimento».

Una direttiva che secondo Nogarin non potrà non influenzare anche l’individuazione del socio privato, «per non rischiare di avere un Ato sbilanciato sugli obiettivi», ha spiegato il sindaco.

Proprio sul soggetto privato si aprirà domani un capitolo bollente di questa partita: «A seconda di quale sarà il socio che verrà individuato temiamo questa nuova società pubblico-privato - spiega il portavoce Morini riportando le riflessioni del sindaco - L’esperienza di Grosseto e Siena è un’esperienza di disservizi. Oggi Aamps risponde a qualunque istanza del cittadino, magari male o in ritardo ma risponde. Domani qualunque richiesta si prospetterà fuori dal contratto di servizio, l’amministrazione dovrà pagare. Serve molta attenzione sulla scelta del soggetto ma anche sui criteri per individuarlo. L’ingresso del privato rischia tra l’altro di creare una semplificazione dannosa anche per i lavoratori. Noi siamo favorevoli ad un partner finanziario piuttosto che tecnico, una società che senza rinunciare ai propri utili, finanzi processi virtuosi».

Dentro al ragionamento incentrato sul no agli inceneritori non può non entrare anche la questione della terza linea del termovalorizzatore del Picchianti: «E’ stata pensata partendo dall’idea che dovrebbe trattare 70mila tonnellate di rifiuti. Ma il crollo dei consumi cambia i numeri e quello che ci chiediamo è se esistono ancora quelle 70mila tonnellate. Siamo certi di no», sostiene ancora Morini. Aggiungendo però: «Per noi è una questione complessiva, non vogliamo spostare i problemi su Pioppogatto o su Geofor, è una visione d’insieme. Dalla direttiva europea prenderemo spunto per ragionare su quali e di quanti impianti abbiamo bisogno».

Ecco allora che per quanto i toni siano dialoganti, come sostiene il sindaco Filippeschi, una presa di posizione di questo tipo, tranchant rispetto al processo, lento e faticoso, fatto finora dall’Ato, rischia di far saltare il banco. Anche perché non va dimenticato che il peso specifico di Livorno nella partita è altissimo: sui 103 comuni membri, il nostro vale il 9.6%, assai più di Pisa che vale il 6.7% ma che ha guidato un percorso condiviso dalla stragrande maggioranza dei comuni, vecchia amministrazione di Livorno compresa (seppur con qualche distinguo). La domanda adesso è quanti altri territori riuscirà a convincere la tesi di Nogarin.

Filippeschi per adesso ha detto sì ad una sospensione della discussione, «ma non certo di sei mesi», spiega. «Ci porterebbe completamente fuori dal cronoprogramma per cui ci siamo impegnati con la Regione e ciò comporterebbe il rischio di un commissariamento e la perdita da parte di tutti i comuni, compreso Livorno, del potere di controllo di un processo così delicato».

Filippeschi è chiaro: «C’è una posizione nuova e siamo tutti disposti a verificare cosa significa per il piano industriale, gli impianti e gli investimenti e per il tipo di gara che si è scelto di fare. Ma la scelta di una società mista risponde a criteri tecnici, non a valutazioni politiche, nasce da necessità dei comuni ed è stata fatta dopo una approfondita riflessione». E aggiunge: «Molti aspetti hanno tempi definiti e stretti, gli obiettivi sono stati maturati nel tempo. E’ comprensibile che chi arriva ora li voglia verificare ma il modello di gara è quello, se uno lo cambia, cambia radicalmente tutto il percorso e rischia di compromettere le risorse dei comuni e dei cittadini».

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