Eni, trattative ko e ora tornano le nubi sulla raffineria
Rottura choc con i sindacati sul piano di riorganizzazione Anche Livorno fra i quattro stabilimenti in discussione
LIVORNO. Tornano ad addensarsi le nuvole sul futuro della raffineria Eni di Stagno: lo stabilimento livornese figura fra i quattro che sono in discussione, dopo che la società petrolifera ha denunciato gravi perdite perché a livello europeo esiste un surplus di 120 milioni di tonnellate di prodotto raffinato.
A questo problema i vertici dell’Eni sembra abbiano intenzione di rispondere garantendo la continuità operativa solo per la raffineria di Sannazzaro (Pavia) e per la propria quota del 50% di quella di Milazzo. In bilico dunque l’impianto livornese così come quelli di Gela e Taranto, oltre alla seconda fase di Porto Marghera e il petrolchimico di Priolo.
L’allarme salta fuori in una notizia d’agenzia datata Gela e battuta al termine dell'incontro concluso ieri sera a Roma tra i segretari nazionali dei sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil con l'amministratore delegato dell'Eni, Claudio Descalzi.
Ammesso che queste indiscrezioni, presumibilmente di fonte sindacale, trovino riscontro, si tratterebbe di un clamoroso dietrofront rispetto all’annuncio che meno di un anno fa all’assemblea di Confindustria arrivarono personalmente dall’allora presidente di Eni, Giuseppe Recchi, con un piano di investimenti da 200 milioni sulla raffineria livornese.
Quell’annuncio aveva messo una pietra sopra il tentativo di disfarsi dell’impianto da parte dell’ente petrolifero, che nel 2009 aveva portato a un soffio dalla cessione. Adesso la doccia fredda che rischia di rimettere in ballo il futuro della fabbrica.
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