Il Tirreno

Livorno

«La Porta a Mare ormai ci ha già ucciso»

«La Porta a Mare ormai ci ha già ucciso»

La resa dei commercianti di Borgo: cercare di fare concorrenza ai grandi marchi e ai maxi-negozi è impossibile»

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LIVORNO. «L'apertura di Porta a mare? Così si uccide l'uomo morto». L'ex presidente del comitato di Borgo Cappuccini, Roberto Turchi, commenta così la notizia della prossima apertura dei maxi-store - annunciata per giovedì prossimo - a due passi da Borgo. E' l'inizio della fine, si dice dalla storica ferramenta, aperta dalla famiglia Turchi nel 1945. «Cosa vuole, il comitato si è sciolto per mancanza di interlocutori, non ci ha ascoltato la giunta comunale e nemmeno il presidente di circoscrizione. Ci sono state solo parole al vento -dice amareggiato Turchi- Tutte le saracinesche si sono abbassate, si rischia di diventare un ghetto, speriamo in Nogarin che porti novità».

«A questo punto che dobbiamo fare? Lo avrà sentito da tutti i commercianti - conclude Turchi- dopo tanta rabbia e lotte non abbiamo scelta, sono state prese decisioni politiche che hanno firmato una sentenza di condanna a morte per noi». Si respira rassegnazione nelle strade semi deserte di Borgo Cappuccini. Il cuore commerciale del quartiere si è trasformato in una strada semi-fantasma, dove regnano cartelli "vendesi" ormai sbiaditi fuori da vetrine polverose. «E' la cosa più sbagliata che si potesse fare

a Livorno, ci avevano parlato di grandi firme, di boutique invece viene una Coop - si sfoga Massimo de Grulli, titolare di uno dei tanti alimentari in Borgo - non erano questi gli accordi, si diceva di riqualificare Borgo invece se si va avanti di questo passo si chiude tutti». «Hanno fatto morire il quartiere, il piano del traffico ci penalizza, avevamo chiesto

a Cosimi di rivederlo -continua de Grulli- speriamo che Nogarin possa far qualcosa per incentivare il piccolo commercio». La crisi in Borgo Cappuccini, crocevia e cuore storico della città, non è arrivata certo da un giorno all'altro, l'apertura di Porta a Mare, per i clienti e i commercianti ha radici lontane. Da giovedì, con l'apertura dei maxi-negozi, «si tratta solo staccare la spina

a un respiratore artificiale» ribadiscono loro nell'ora clou della spesa. Adesso, gli occhi di tutti i commercianti, sono puntati sulla nuova amministrazione a cinque stelle. Eppure c'è chi non teme l'arrivo dei giganti del marketing e guarda con favore alla prossima apertura del centro commerciale. «Per noi dell'Iphone Service Livorno, la venuta di Unieuro rappresenta un'opportunità -dicono Luigi e Roneina- avremmo più giro di clienti che porteranno a riparare quello che comprano». Ma la loro resta una voce isolata o quasi. «Se non ci fosse stato il centro di Porta a Mare sarebbe stato meglio -dice Fabrizio Nardi della Macelleria di Borgo- ma noi ci siamo da 30 anni, le persone si fidano, sanno che c'è qualità e professionalità, all'inizio perderemo giro ma poi le cose torneranno come sempre». «Certo la carne da Fabrizio non si abbandona» gli fa eco qualche cliente. «Da noi vengono persone anziane, che ci conoscono e sanno che abbiamo cose nostrane e del contadino, il supermercato avrà un giro diverso» dice Bruna Pollastrini del frutta e verdura. «Io sono contento che apra Porta a Mare, abito in piazza Mazzini e mi basterà scendere per andare a fare la spesa con i buoni» dice Roberto, 33 anni, mentre passa il sabato mattina

a far la spesa con la figlia nel passeggino. »Figuriamoci poi se i signorotti vengono ad abitare a due passi dal popolino - replica invece Rossana Pini- con Rifondazione Comunista abbiamo fatto tante battaglie per impedirlo, ma abbiamo perso». «L'amministrazione comunale ci vuol far chiudere tutti - sostiene Claudia del minimarket - la gente viene qui se si dimentica un oggetto, per far due parole, ci diamo consigli sulle ricette, diamo altre risposte ai clienti rispetto a quanto avviene in un market». I commercianti di Borgo sperano di essere riusciti a fidelizzare quel numero di clienti che basta per continuare a garantirsi la sopravvivenza. «Io sto cercando un altro fondo commerciale in una zona diversa -dice Nicola, delle Bontà dell'orto- con la Coop in tutte le zone siamo circondati, sembra che lo scopo del Comune sia ammazzare il piccolo commercio, io me ne voglio andare in tempo». «Francamente non vedo il senso di aprire questi grossi centri che fanno morire i quartieri -commenta Paulucci proprietario dell'omonima Farmacia- certo stamattina il caffè è andato di traverso, noi con l'apertura della farmoteca dovremmo essere più competitivi sul lato commerciale ma il vero pericolo è per gli alimentari e frutta e verdura, tra due anni molti avranno chiuso». Intanto lungo la strada spuntano punti per scommettere e compro oro, e questa è la faccia più amara di una crisi che sta mettendo in ginocchio un quartiere. «Noi come Surgelati ci trasferiamo all'angolo tra borgo e corso Mazzini -dice la proprietaria Patrizia- proviamo questa soluzione per non morire, puntiamo sulla gastronomia di pesce, il fresco, mettendoci in un punto dove passano più persone speriamo di creare un altro giro".

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