Dal Civili a Rio, ma Spagna 82 è lontana
Un gruppo di amici, storici frequentatori del bar del ponce, in Brasile col mitico striscione esposto al Bernabeu
LIVORNO. «È stata un’esperienza favolosa, indimenticabile...». Ci hanno pensato il gusto esotico e deciso della capiriña, i ritmi irresistibili della samba, i panorami indimenticabili dal monte Corcovado (per non parlare delle spiagge di Copacabana e Ipanema) ad addolcire la trasferta amara di un gruppo di livornesi, volati in Brasile per i Mondiali di calcio. La delusione per la prematura uscita di scena degli Azzurri è stata enorme. Ma quando sei in vacanza a Rio de Janeiro, per di più in occasione di un evento internazionale del genere, le lacrime non possono che essere limitate ad un momento.
Una tesi che viene confermata da Riccardo Nesti, capofila del gruppo di 5 amici che lo scorso 23 giugno ha fatto le valigie ed è partito alla volta dell’America Latina. Non un gruppo qualunque: a spiccare il volo verso il Maracana sono stati “quelli del calcetto del giovedì”, alias “i fedelissimi del Civili”: frequentatori assidui del notissimo bar di via del Vigna che, per l’occasione, hanno trasportato in Brasile lo stesso striscione che portò fortuna alla Nazionale italiana in occasione di Spagna 1982. Ne sono passati di anni, e quella scritta “Forza Azzurri bar Civili Livorno” ne ha viste di cotte e di crude, dalla parete del bar del ponce. Nel 1982 l’amuleto funzionò. Stavolta, decisamente no. Ma a questo punto poco importa. Nel cuore di Riccardo, Riki, Graziano, Dario e Claudio ci sono talmente tanti ricordi stupendi che la sconfitta azzurra è già (quasi) del tutto dimenticata.
È Riccardo Nesti, livornese doc di 61 anni, vigile del fuoco in pensione, cuore amaranto, a raccontare la genesi del viaggio. Un progetto partito da lontano, esattamente da 4 anni fa. «Ogni giovedì con gli amici del Civili, in tutto una decina di persone, ci vedevamo al campo per la serata del calcetto - racconta Nesti - Ed è stato lì, su quell’erba, in quegli spogliatoi che ci è venuta in mente l’idea: perché non raccogliamo un po’ di soldi, che so, 5-10 euro alla volta, in un bussolotto da svuotare poi per Brasile 2014? Tutti hanno aderito all’inizio, anche se poi, strada facendo, ci siamo dimezzati: a partire alla fine siamo stati in 5, lo zoccolo duro. Anzi, in realtà eravamo sei: con noi c’era anche Massimo, nostro grande amico, che purtroppo ci ha lasciato troppo presto».
In Brasile, i 5 “irriducibili” hanno trascorso una settimana. «Abbiamo visitato la spiaggia di Copacabana, da dove abbiamo visto l’ultima partita dell’Italia. I biglietti li avevamo per la sfida successiva: noi speravamo di vedere Italia Colombia, invece c’è toccato assistere a un match dell’Uruguay... Inutile dire per chi abbiamo tifato», ironizza Riccardo facendo riferimento alla sconfitta azzurra. Meno gioiosa la visita alle favelas: «Abbiamo conosciuto i due volti del Brasile: il lusso sfrenato e la miseria. Ho ancora negli occhi immagini di mamme con bimbi piccoli che dormivano per strada». Ma a prevalere è stata la festa: «Il nostro striscione è stato ripreso da tutto il mondo! Abbiamo fatto foto con cileni, brasiliani, argentini e così via. Loro ci adoravano, gli europei un po’ meno...». Vecchie rivalità calcistiche e non solo... «Grazie al Civili. E voglio ringraziare anche le nostre famiglie - conclude Nesti - che ci hanno incoraggiato e ci hanno permesso di partire, soprattutto le nostre mogli: quanta pazienza...».
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