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Per i vertici di BL il rischio dei reati fallimentari
Il tribunale civile ha revocato il concordato ritenendo i soci debitori inattendibili Così rischia di aggrava la posizione degli imputati. Ma la decisione sarà impugnata
LIVORNO. Alla fine dunque Basket Livorno è fallito. Cinque anni e 15 giorni dopo quel maledetto (per qualcuno liberatorio) 16 giugno 2009 quando i vertici di Bielle dichiararono la non iscrizione al campionato di LegaDue, è arrivato il colpo di grazia sulle vicende di una società rimasta per troppo tempo in paradiso a dispetto dei santi, come se la gloria degli anni Ottanta giustificasse a prescindere la permanenza tra gli dèi della pallacanestro anche quando la città, quella del tifo e quella dei soldi, intorno al basket ormai non covava più interesse.
Giovedì è stato il collegio presieduto dal giudice Luigi De Franco (a latere Mariani e Pastorelli) a decretare prima la revoca del concordato e poi il fallimento.
C’è una sentenza ma non sarà ugualmente l’ultima puntata di questa telenovela, per due motivi. Il primo: a livello civilistico i due provvedimenti decisi dal collegio sono entrambi impugnabili e vista l’appassionata battaglia dei legali di Bielle l’appello sembra molto probabile. Il secondo: il seguito penale, che ci sarebbe stato ugualmente, a prescindere dal fallimento, adesso prospetta scenari ancor più foschi per gli imputati considerando che per loro si apre anche il ventaglio dei reati fallimentari.
Come noto, il fallimento di Basket Livorno era stato chiesto già anni fa - era il 2010 - dalla Best Union Company, l’azienda che per conto di BL aveva gestito nelle ultime stagioni sportive il sistema di gestione dei biglietti e che vantava un credito di 60mila euro. Ma non era stata accolta. Fino a quando, a marzo di quest’anno, non è stata rinnovata, stavolta dalla procura, che attraverso i pm Masini e Mannucci, ha chiesto revoca del concordato e fallimento.
Provvedimenti che il collegio presieduto da De Franco ha accolto, basando la propria decisione sulla inattendibilità dei soci di BL (partecipata dal Comune al 5%) nel poter dare efficacia al concordato ed estinguere i debiti.
Va detto che quest’elemento, da solo, non avrebbe comportato il fallimento. E’ stata così necessaria proprio l’espressa richiesta dei pm per la sua decretazione.
Il tribunale ha nominato curatore fallimentare David Conti, già commissario giudiziale durante la fase del concordato.
I protagonisti del crak per adesso preferiscono evitare commenti. «Su di me è in corso un’indagine penale, anche pesante - dice Patrizio Tofani, rintracciato all’estero -. Credo sia un buon motivo per non prendere posizione. D’altra parte ciò che dovevo dire l’ho già detto, anche in una lunga intervista al Tirreno. Se il tribunale ha preso questa decisione, evidentemente avrà avuto i suoi buoni motivi. Certamente una forzatura da parte della procura non si può negare».
Alla fine della stagione 2008-2009 Basket Livorno chiuse con 2,2 milioni di euro di debiti, di cui 845mila euro verso le banche, ma anche 311mila di carattere previdenziale e 310mila di tasse. Le indagini della Finanza avevano evidenziato una situazione di insolvenza della società già a partire dall’anno 2006, oltre a presunte irregolarità di alcune fatture che avevano portato il commissario giudiziale David Conti ad elencare una serie di «elementi fortemente indizianti circa la generale inattendibilità dei bilanci societari presentati».
@giucorsi
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