Il Tirreno

Livorno

IN MOTORINO E A PESCA, PRIMA DELLA SVOLTA

di M.ANTONIETTA SCHIAVINA


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Arrivò all'appuntamento su un vecchio motorino. Si stupì del fatto che lo volessi intervistare, dal momento che non aveva progetti in tv o a teatro. Era il 2002, Giorgio Faletti aveva alle spalle un ictus e il tramonto del successo come comico; e davanti a sé, ancora ignota, la fama di grande scrittore. Non lo sapevamo, ma quello era il periodo di svolta della sua vita.

Mi raccontò, non senza un pizzico di amarezza, che passava il suo tempo andando a pescare con “un guscio di noce semovente”, rivelandomi che, sull'isola, dove aveva comprato casa a Capoliveri, stava cercando l'ispirazione per scrivere un romanzo; gli mancava, però, un editore. Rividi Giorgio dopo due anni: il romanzo era “Io uccido” ed era diventato un best seller mondiale; il guscio semovente si era trasformato in una barca di lusso, giornalisti e fotografi se lo contendevano, i salotti gli aprivano le porte. Lui però non era cambiato.

Era una persona limpida: nel bene e nel male. Riusciva a essere se stesso, senza ipocrisie. Era un amico. La nostra frequentazione aveva lunghe assenze, mesi di silenzio. Ma bastava che io lo cercassi, per trovarlo presente, affettuoso, pronto a regalarmi il suo tempo.

L'ultima volta mi disse che aveva buttato giù una commedia da affidare a un'amica di talento- e mi spiegò che poi sarebbe partito per un un lungo viaggio con la sua Roberta, la giovane moglie da cui avrebbe voluto un “falettino”.. Era così. Un cantastorie con l'animo bambino che ha sempre messo i sentimenti davanti a tutto.

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