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Ex dipendenti diventano padroni e richiamano l’ex datore di lavoro

Ex dipendenti diventano padroni e richiamano l’ex datore di lavoro

«Non volevamo davvero rassegnarci a restare disoccupati e ci siamo rimboccati le maniche» Dalla nascita di una piccola impresa il messaggio perché la città si dia una scossa e esca dal tunnel

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LIVORNO. Con il lavoro pensava di aver chiuso una decina di anni fa quando aveva terminato la sua carriera di imprenditore, lui alla testa di una azienda quasi centenaria con un nome di quelli che contano. Anche gli altri protagonisti di questa storia avevano temuto di aver chiuso con il lavoro: difficile ritrovarlo quando lo perdi e ormai hai tutti e due i piedi negli “anta”. Difficile soprattutto a Livorno, dove la crisi addenta i polpacci di chiunque e dove la disoccupazione morde ben più che nel resto della Toscana ex felix.

DESTINI INCROCIATI

Non la raccontano come una favola perché non c’è né il tesoro nascosto nel campo alla fine dell’arcobaleno né la bacchetta magica della fatina azzurra: semmai c’è la voglia di mettersi in gioco senza badare all’età. È così che si sono incrociati i destini di Bruno Veroni e quelli di un gruppetto di suoi ex dipendenti che ormai tutt’altro che ragazzi si sono messi in proprio: stiamo parlando di Alessandro Zumiri, di Claudio Persipaoli e di Pierluigi Berti (ai quali si è aggiunto cammin facendo anche Marcello Rotolo come addetto al deposito e parquettista). L’hanno fatto chiamando a lavorare l’ex datore di lavoro. Non solo: l’hanno chiamato dandogli un posto in consiglio d’amministrazione anche a lui che non è socio. Di più: gli hanno di fato dedicato la denominazione della ditta: si chiama Bruver, le prime tre lettere di nome e cognome dell’imprenditore tornato in sella a 66 anni.

«Sì, loro erano alle mie dipendenze ma non c’era un clima da padrone e sottoposti: erano i miei ragazzi», dice Bruno Veroni.

È il segno d’un modo d’essere che non c’è più, raccontano i protagonisti. In realtà, forse lo possiamo leggere ancora dentro i numeri delle statistiche che misurano la febbre dell’economia livornese: giù del 7% il fatturato delle imprese artigiane, in calo d’una percentuale analoga anche gli ordinativi eppure l’occupazione resta stabile, almeno per adesso. Indizio del fatto che la piccola imprenditoria non molla neanche quando sul conto economico soffia il libeccio più forte? o del fatto che l’uragano sui posti di lavoro non l’abbiamo ancora visto?

IL NUOVO PUNTO VENDITA

Fatto sta che in via Baldovinetti 16, nella zona della Porta a Terra, ha aperto i battenti questo nuovo punto vendita da 3mila metri quadri con tre capannoni nel settore materiali edili e lavorazione parquet: quello in cui ex datore di lavoro ed ex dipendenti lavoravano anni fa.

«Non abbiamo voluto alzare bandiera bianca di fronte alla crisi: rassegnarci mai», dice Alessandro Zumiri, uno dei cinquantenni che, rimasti disoccupati, si sono imbarcati in quest’avventura fuori dal comune. «Semplicemente – tiene a sottolineare – ci siamo rimboccati le maniche senza cedere alla disperazione o al pericolo di veder solo nero: tutto qui».

Già, ma forse non è così “semplicemente” e non è neppure “tutto qui”: trasformarsi in imprenditori a cinquant’anni non è come bere un bicchier d’acqua o prendere una boccata d’aria. «Ci ha dato una grossa mano la Cna, che ci ha accompagnato nei primi passi di questa nostra nuova vita», dicono gli ex dipendenti che adesso, dopo aver aperto la ditta, sono anche ex disoccupati.

«È capitato un po’ per caso: abbiamo ritrovato Bruno sul nostro cammino, – dice Zumiri – gli abbiamo raccontato quel che avevamo in testa di fare. Lui lo sa che conosciamo il mestiere, lo sa che non ci fa paura lavorare».

«Sì, l’età non è più quella di un ragazzino – dice Veroni sorridendo – ma ho visto la loro tenacia e la loro serietà. Li conosco bene, abbiamo lavorato fianco a fianco per anni. Poi è stata mia moglie a incoraggiarmi: è stata lei a farmi fare il passo decisivo».

LA SVOLTA

«Ce l’abbiamo messa tutta per dare una svolta al nostro destino», riprende Zumiri: «Si tratta semplicemente di avere il coraggio di metterci la faccia e avere la grinta di provarci: facciamo quel che sappiamo fare, solo che la ditta adesso è nostra e rischiamo in prima persona. Non abbiamo la pretesa di insegnare niente a nessuno: vendiamo materiali edili, non siamo professoroni. Ma penso che come noi potrebbero fare anche tanti altri: sarebbe il modo per aiutare Livorno a risollevarsi. Come? Facendo ognuno il proprio pezzettino, tre posti di lavoro in più qui, due in più là, e pian piano riuscire a riportare in alto la nostra città...».

Non a caso come simbolo della ditta hanno scelto un’ape: l’hanno scelto perché «è un animale che è il simbolo dell’operosità laboriosa, che sa lavorare in squadra e che sa resistere». Ma anche qualcos’altro di ben concreto e tangibile: Alessandro è diventato un vero apicoltore e alla Bruver, oltre ai prodotti per la bio-edilizia, c’è il materialie apistico dedicato ai professionisti e agli appassionati. «È una novità per Livorno», aggiunge Zumiri.

Mauro Zucchelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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