Il Tirreno

Livorno

Nubi maleodoranti in città aria sorvegliata speciale

di Lara Loreti
Nubi maleodoranti in città aria sorvegliata speciale

Analisi dei dati rilevati dalle quattro centraline presenti tra il centro e Ardenza La Protezione civile del Comune: «L’odore arriva dal mare, chiesti accertamenti»

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LIVORNO. «Ormai non si può più parlare di emergenza, la presenza di nubi maleodoranti in città sta diventando routine. Siamo nell’ordine di una a settimana di media. E questo vuole dire una sola cosa: bisogna scoprire l’origine e combattere il fenomeno. A partire dalle analisi della qualità dell’aria».

Ha imbracciato, per così dire, le armi Leonardo Gonnelli, capo della Protezione civile del Comune, determinato nell’andare in fondo alla questione nubi maleodoranti che avvolgono Livorno. L’obiettivo è mettere così fine alla serie di episodi, che ultimamente si sono verificati con una frequenza preoccupante e che già nel passato hanno afflitto la città.

Venerdì pomeriggio, dopo la terza nube consecutiva, gli esperti della Protezione civile sono scesi in campo, con ufficio Ambiente e Asa, per scongiurare la possibilità che il puzzo provenisse da terra. A questo scopo, i tecnici hanno effettuato sopralluoghi e controlli alle aziende più “delicate” come Rari, Lonzi, Enel e così via. Le verifiche sono andate avanti dalle 14 alle 18. Ma l’esito è stato negativo. «Abbiamo fatto controlli per verificare eventuali perdite di gas che tuttavia non c’erano- dice Gonnelli - in caso contrario, se l’impianto fosse stato sotto pressione, si sarebbero subito evidenziate. Quindi l’odore non viene di certo da terra». Arrivati a questo punto, due sono le alternative riguardo l’origine: il puzzo può provenire dal mare oppure da altri territori. Lo spiega Gonnelli: «Abbiamo avviato l’iter per costituire un tavolo provinciale che comprenda anche i territori limitrofi a Livorno, cioè Collesalvetti e Rosignano. E se sarà necessario, poi coinvolgeremo anche Pisa e Lucca». Ogni ipotesi viene presa in considerazione, anche se la più probabile resta quella che le nubi provengano da gasiere in rada. È per questo che la Protezione civile del Comune si è messa in contatto con la Capitaneria di porto, chiedendo controlli specifici sulle navi in attesa di entrate in porto. «Noi intensifichiamo i controlli - dice Gonnelli riferendosi al lavoro del Comune - ma anche la Capitaneria deve fare la sua parte, facendo sì che le gasiere in rada non facciano manovre “rischiose”. C’è il rischio che il puzzo diventi il tormentone dell’estate».

Negli ultimi due casi, cioè per quanto riguarda le nubi maleodoranti che si sono sviluppate in città venerdì e giovedì, non sembrano esserci dubbi sulla loro natura gassosa. Sembrava invece riconducibile a qualcosa di combusto (tipo puzzo di bruciato) l’odore che si è diffuso il 25 maggio.

Per approfondire questo aspetto, l’Arpat venerdì pomeriggio ha fatto delle interviste alla gente per ricostruire i fatti.

Ma ci sono rischi per la salute della gente? Respirare questo gas fa male? Difficile rispondere finché non si identifica il tipo di sostanza. «Ci sono sostanze non percepite che fanno male alla salute, e non è detto che quelle percepite siano nocive», nota Gonnelli. Certo è che respirare gas non fa bene. Il punto però è che l’Arpat non ha fatto in tempo a fare rilevamenti dell’aria perchè la nube, in tutti e tre i casi, è passata rapidamente. Un accertamento tuttavia è possibile farlo tramite le 4 centraline che rilevano l’aria e che hanno sede: in via Grande, in viale Carducci, in piazza Cappiello e a Villa Maurocordato. I risultati potrebbero essere pronti già domani o martedì.

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