Il Tirreno

Livorno

IL COMMENTO / Due modi di guidare il cambiamento

di Andrea Lazzeri

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Oggi si vota per cambiare Livorno. La scelta è tra due personalità e sensibilità diversissime tra loro, ma entrambi i candidati promettono la stessa prospettiva: voltare pagina nel modo di amministrare questa città. Finisce così una stagione e non solo perché segnata da un ballottaggio che merita d'esse definito storico, il primo dalla Liberazione. Da anni ci sono i numeri per un ribaltone. Lo scrivemmo su queste stesse pagine all'indomani delle politiche di 15 mesi fa e i nostri cronisti lo dimostrarono - percentuali alla mano - scomponendo i flussi elettorali. La tendenza, sul piano algebrico, era manifesta. Questa volta le cifre sono divenute sostanza politica. Sulla scheda si può far la croce su Ruggeri (Pd) o su Nogarin (M5S). Per ironia della sorte, lo scarto negativo accumulato da Marco Ruggeri tra i consensi al Pd nelle europee e quelli alle comunali (circa 17 punti di differenziale) rappresenta il suo punto di maggiore credibilità. In fondo lui stesso lo ammetteva quando venerdì sera dichiarava di essersi fatto tanti nemici. E intendeva nelle file del proprio partito. E' il prezzo del cambiamento, dell'aver promesso che rottamerà molti uomini che fino a oggi hanno occupato posti di rilievo nelle varie amministrazioni. Perché se è vero che la giunta Cosimi è indifendibile sul piano delle realizzazioni e del ruolo politico, non merita tuttavia il ruolo di parafulmine che con tanto impegno si è conquistata nell'ultima legislatura. Consociativismo, autoreferenzialità, immobilismo, affliggono Livorno da molti anni e Alessandro Cosimi ne è stato solo l'ultimo interprete. Ruggeri nasce da quella storia e - come Renzi - si assume la sfida di trasformare il sistema politico e sociale. Insomma vuol cercare di buttar via l'acqua sporca ma non il bambino, perché 70 anni di partitone a Livorno sono i 70 anni di storia dei valori della sinistra italiana. Sono radici profonde non chiacchiere improvvisate. Sul fronte alternativo si presenta il fenomeno Filippo Nogarin, pentastellato dipinto come anomalo rispetto agli astri maggiori del movimento: non ha la violenza verbale di un Grillo né l'inquietante ascetismo di un Casaleggio. Ha calamitato le speranze della destra come della sinistra estrema dimostrando doti di raffinato tattico. Attentissimo a non irritare mai gli elettori che avrebbero potuto far fronte comune contro il Pd, il grande avversario da umiliare. Il Beppe nazionale se la prende con i pensionati? Filippo tace. Sindacati "peste rossa"? Muto. Il competitor annuncia nomi di assessori? La selezione dei cinque stelle è prorogata a dopo le elezioni. E così via evitando ogni inciampo che potesse aprire una crepa nella battaglia globale al partito democratico. Dalla sua ha un convincimento incontestabile: "Comunque vada è stato un successo. La storia è cambiata". Sicuramente in consiglio comunale siederà una folta pattuglia di grillini. Stanotte sapremo se prenderanno posto anche sui banchi della giunta. Mai come oggi il voto dei livornesi peserà sul futuro della comunità, a cominciare dalla pubblica amministrazione, il porto, i servizi pubblici, la sanità, la cultura, l'urbanistica, la rete commerciale. E' un voto che è giusto esprimere con serenità e in piena libertà, ma anche con uno sforzo suppletivo di razionalità proprio considerandone gli effetti che esso produrrà. Da oltre un mese il Tirreno sulla carta, sul web, in video e anche in infuocati incontri pubblici, ha messo a disposizione dei propri lettori il ventaglio amplissimo di opinioni e proposte sostenute dai vari candidati. Oltre trecento tra interviste e dichiarazioni e decine di interventi esterni. Abbiamo scelto di dare spazio a tutti mantenendo fede al ruolo di primo strumento di informazione della città. Oggi ci sentiamo di rivolgere un appello che, sappiamo, essere condiviso anche dai due candidati a sindaco: Andiamo tutti a votare.

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