Il Tirreno

Livorno

Comunque il consiglio sarà rivoluzionato

Comunque il consiglio sarà rivoluzionato

Chiunque vinca nel round di oggi, nell’aula consiliare di Palazzo Civico entreranno quasi tutti esponenti politici al debutto

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LIVORNO. Indipendentemente dai programmi politici dei due fronti al ballottaggio (e da chi in nottata risulterà aver vinto nelle urne dei 172 seggi cittadini), c'è un elemento che salta agli occhi fin da adesso: qualunque possa essere il verdetto, il nuovo consiglio comunale avrà un identikit del tutto differente rispetto a quello appena uscito di scena. E il riferimento non è solo al fatto che adesso arriva a tradursi in operatività anche da noi la sforbiciata del 20% dei consiglieri stabilita da una legge del marzo di quattro anni fa, e dunque gli scranni nell'aula consiliare di Palazzo civico passano da 40 a 32.

Al di là degli otto posti in meno nel “parlamentino” della città, entrambi gli scenari disegnati dal voto di domenica 25 maggio – l'uno nel caso che lo "spareggio" di oggi sia vinto da Ruggeri, l'altro nell'eventualità che prevalga Nogarin - presentano nomi che per la stragrande maggioranza non erano seduti in consiglio finora, stando almeno alle proiezioni non ufficiali sulla base dell'esito del primo turno.

E non è tutto: la novità va al di là dei singoli individui e contagia anche gli aspetti più propriamente politici, se è vero che è al debutto una bella fetta dei gruppi consiliari che si insedieranno dopo il voto di oggi. Praticamente la metà: chiunque vinca, i gruppi del Movimento Cinque Stelle e quello di Buongiorno Livorno sono all'esordio e, nel caso che la vittoria vada a Ruggeri, entrerebbe anche il gruppo di Sinistra Unità per il Lavoro, che ha le radici in Rifondazione Comunista e Pdci ma allargandosi a formazioni della sinistra radicale diffusa, impegnata nella tutela dei diritti dei lavoratori ma fuori dai partiti tradizionali. Nel conto può essere incluso, sempre in caso di successo del candidato di centrosinistra, anche il gruppo della lista "Amadio Sindaco" nata dall'alleanza fra Fratelli d'Italia- An, Lega e Udc. Tradotto: quattro gruppi nuovi su otto nel consiglio che nascerà se vince Ruggeri, tre su cinque qualora prevalga Nogarin.

Ma, dicevamo, il volto nuovo del consiglio è ben leggibile nel gran numero di facce che non figuravano nell'assemblea uscente. La riprova sta nel fatto che per coprire i 32 seggi sono oggi in ballo 47 nomi e appena in 7 casi si tratterebbe di una riconferma mentre per gli altri 40 no. E gran parte di questi 40 sono al debutto nell'aula consiliare.

Guardiamo, ad esempio, alla "geografia" umana del consiglio nell'eventualità che vinca il candidato di centrosinistra Marco Ruggeri. È vero che, tanto per fare qualche nome, Jari De Filicaia è segretario cittadino del Pd e Alessio Ciampini ne è stato il responsabile organizzativo, che Luca Baroncelli ha guidato la Margherita a livello comunale (ma nella prima metà del decennio scorso), che nell'ultima legislatura Pietro Caruso e Alessandra Del Bravo sono consiglieri provinciali e Monica Ria presidente di circoscrizione, ma al tirar delle somme soltanto tre (su 19) sarebbero le riconferme: Adriano Tramonti, Michele Martorano e Paola Volpi. E in tutto il resto del consiglio solo due: Marco Cannito e Marcella Amadio. Insomma: una intera assemblea consiliare con appena cinque riconfermati.

E nel caso di successo del pentastellato Filippo Nogarin? Tornerebbero in consiglio, se venissero confermate le proiezioni non ufficiali, soltanto Marco Ruggeri (che peraltro l’aveva lasciato tre anni fa) e il già citato Marco Cannito.

Un simile rivolgimento non si era mai visto, almeno nella storia elettorale recente della nostra città: già cinque anni fa era suonato come eccezionale il fatto che dal gioco delle preferenze l’assemblea di Palazzo civico fosse stata rinnovata al 70% con la riconferma di appena 12 consiglieri (su 40).

Cambia anche la roulette delle preferenze. Qualora dovesse vincere Ruggeri, non ci sarebbe in consiglio nessuno al di sotto delle cento preferenze individuali (e nella fattispecie fra i Pd comunque sopra quota 200); nella legislatura precedente erano tre. Al contrario, in caso di successo di Nogarin la pattuglia pentastellata avrebbe alle spalle, per più di metà dei venti consiglieri, fra 40 e 80 preferenze. Dipende anche dalla differente propensione dei diversi segmenti dell’elettorato a dare anche un consenso di tipo individuale a questo o quel candidato consigliere: in casa grillina il totale delle preferenze dei 32 candidati in lizza non arriva all’11% dei voti raccolti, nel Pd questa percentuale supera il 31%.

Mauro Zucchelli

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