Italia
Sequestrata Villa Perti «Maxi frode dalla Russia»
I proprietari non avrebbero dichiarato al Fisco quasi 19 milioni di euro
LIVORNO. Dalla Russia con il malloppo della moda, un giro di affari di circa 18 milioni di euro tra il 2006 e il 2011, senza versarne neanche uno - di tasse - in Italia. Ma, al contrario, facendo passare i denari dal Principato di Monaco, anche se gli imprenditori che gestivano il business dell’import export vivono e lavorano nel lusso della settecentesca Villa Perti, nel cuore di Livorno.
È su questo presunto triangolo della frode fiscale che si basa l’inchiesta della Procura che ha portato ieri mattina la finanza a suonare al mega cancello verde in ferro battuto al numero 14 di viale Mameli con in mano il provvedimento firmato dal giudice per le indagini preliminari che ha disposto il sequestro preventivo per equivalente del 50% dell’immobile.
Al centro dell’indagine iniziata nel 2012 da un accertamento della direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate di Firenze e coordinata dal pubblico ministero Luca Masini, ci sono Gianluca “Luca” Landozzi, 67 anni, imprenditore (ombra) delle società di famiglia, e la moglie Claudio Baronti, 62, presidente della LC Distrubution, distributore per l’Est Europa, e in particolare per la Russia, di griffe dell’abbigliamento italiano come Geopirit e Peuterry. Entrambi indagati per omessa dichiarazione dei redditi.
L'inchiesta ha mosso i suoi primi passi oltre un anno fa con alcune perquisizioni a Villa Perti e a Milano, nelle sedi delle società di moda in affari con la famiglia Landozzi. «Questi accertamenti - spiegano gli investigatori - hanno consentito di accertare la esterovestizione della “LC Distribution Srl”, società formalmente con sede nel Principato di Monaco, la quale ha operato in Italia, per conto di noti marchi di alta moda nazionali, come agente di commercio e, marginalmente, di grossista, a favore del mercato russo e dell’Est europeo in genere, omettendo ogni dichiarazione fiscale».
Secondo la Finanza, in virtù del suo fittizio stato di società estera, non avrebbe dichiarato ricavi pari a circa 18,7 milioni, a fronte di costi sostenuti per oltre 4 milioni, e con una evasione di imposte sui redditi di 3,6 milioni.
«Le imposte le abbiamo pagate a Montecarlo», hanno spiegato i legali della famiglia Landozzi anche davanti alla Corte di Cassazione alla quale si è rivolto il pubblico ministero dopo che il tribunale di Livorno aveva respinto la prima richiesta di sequestro nel settembre 2013.
«I rapporti con le imprese di moda italiane e con gli acquirenti dei capi di vestiario, sono stati effettuati tutti in Italia», è invece la tesi dell’accusa.
Dunque - secondo la Finanza - la Srl era di fatto una società italiana con la sede dell'amministrazione e l'oggetto principale dell'attività sul territorio nazionale. Gianluca Landozzi, ad esempio, vivrebbe costantemente a Villa Perti, nella quale è risultata domiciliata anche la moglie.
Al fine di ricercare beni atti a garantire il pagamento delle imposte evase, delle sanzioni e degli interessi dovuti, pari a oltre 8 milioni di euro, sono state inoltre svolte indagini patrimoniali, dalle quali è emerso che l’immobile sequestrato ieri, é formalmente di proprietà di una società immobiliare con sede nel Principato di Monaco, la “Palms company Sarl”. Società che si trova, guarda caso, allo stesso indirizzo della “LC Distribution”, riconducibile agli indagati.
In particolare, le indagini hanno consentito di accertare che le trattative finalizzate all'acquisto del complesso immobiliare, sono intercorse tra la parte venditrice e Landozzi con il versamento di una cospicua caparra.
Successivamente, all'atto dell'acquisto, avvenuto nel 2006, è subentrata la “Palms company”, all'epoca amministrata dall’altra indagata.
Quest'ultima società ha quindi - secondo la Procura - svolto a favore degli indagati, «una funzioni di società schermo nei confronti del fisco italiano, al fine di celare la reale proprietà di Villa Perti».
Nonostante il sequestro, la famiglia Landozzi potrà comunque continuare a vivere all’interno dell’immobile, almeno fino a quando l’inchiesta e il processo non si concluderanno. (f.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
