Il Tirreno

Livorno

Under 35, che impresa mettersi in proprio

di Mauro Zucchelli

Nella nostra provincia meno aziende in mano a soci e amministratori giovani Però non ci sono solo bar, pub e botteghe ma anche 125 attività manifatturiere

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LIVORNO. La crisi “gela” le speranze dei giovani e ne mette in frigo le esistenze. Colpa del lavoro che non c'è: non è un segreto che la possibilità di farsi assumere come lavoratore dipendente sono ridotte al lumicino e tutt'al più si sbarca il lunario con lavoricchi precari, se non precarissimi, o rimbalzando di stage in stage, di tirocinio in tirocinio, di collaborazione in collaborazione. Ma il Grande Freddo dei consumi rende difficile anche l'alternativa del mettersi in proprio perché il mercato in contrazione non ce la fa a reggere nuovi operatori che s'affaccino sulla scena, magari inesperti e alquanto sottocapitalizzati, armati di niente se non della propria buona volontà e di una certa dose di disperata caparbietà. Come se non bastassero le difficoltà burocratico-fiscali: gli annunci per mettere in piedi una impresa senza troppe formalità né costi sono rimasti, appunto, nella terra di nessuno delle pie illusioni.

È quel che salta fuori dall'indagine statistica condotta dall'équipe del Centro studi e ricerche della Camera di commercio che è stata pubblicata sulla newsletter. Al 31 dicembre scorso risultavano poco più di 3mila – per la precisione: 3.020 – le imprese catalogate come “giovanili” nella nostra provincia: sono quelle che in cui sia under 35 il titolare se parliamo di ditte individuali oppure più della metà dei soci abbia sotto i 35 anni nel caso di società di persone o ancora che la media delle età dei soci e degli amministratori non arrivi alla soglia dei 35 anni.

Forse sembrano tante, rispetto a quel che si potrebbe immaginare a colpo d'occhio: eppure, in rapporto al totale delle imprese iscritte all'anagrafe dell'ente camerale, restiamo ben al di sotto dello standard regionale: 93,2 ogni mille qui da noi, 98,9 nel resto della Toscana. E ancor più distante è il dato a livello nazionale: 107,7 ogni mille società esistenti.

Le imprese effettivamente attive sono 2.700: quasi cinque punti in meno (4,8%) rispetto all'anno precedente, visto che se ne contano 137 in meno. Inutile dire che, avendo come elemento identificativo l'età degli imprenditori, già il solo fatto di continuare a esistere le fa progressivamente uscire dal recinto delle imprese under 35. Probabilmente, più che di una morìa di ditte – lo dice chiaramente il Centro studi ricerche Cciaa – «nel 2013 è mancato quel ricambio necessario almeno a mantenere i livelli dell’anno precedente».

Ma se guardiamo “dentro” le cifre, ecco che ci si accorge di un aspetto singolare: nel comprensorio Livorno-Collesalvetti si contano 1.315 imprese attive in mano a giovani sotto i 35 anni: in calo se raffrontate a dodici mesi prima, ma solo del 1,1%.

Ben diversa è la musica che si ascolta nel resto della provincia e nel resto della regione, nel resto del Paese: basti dire che nell’area di Cecina-Rosignano la flessione è stata del 6,5%, nelle isole dell’Arcipelago ha sfiorato gli otto punti (7,8%) e a Piombino e dintorni è schizzata a un soffio dall’11%. Non basta: ce la siamo cavata meglio delle altre zone della Toscana (meno 5,1%). Senza contare che su scala nazionale si è registrato un arretramento superiore ai 4 punti percentuali.

Ha due facce anche quel meno 1,1%. Il segno “meno” in realtà vale solo per Livorno, dove secondo la ricerca camerale vi sono 1.194 aziende in mano a giovani meno che trentacinquenni. Con una diminuzione dell’1,5%. Il caso (quasi) unico è a Collesalvetti: in controtendenza, ecco che la “fotografia” statistica parla di 121 aziende “giovanili”, il 3,4% in più a paragone della stessa data dell’anno precedente. In tutta la nostra provincia, eccettuato il caso di Capraia dove il calcolo è su appena 3 ditte under 35, solo in due piccole realtà elbane: a Marciana Marina (più 8,3%), a Rio Elba (meno 5,6%).

Certo, è un tentativo di affacciarsi alla vita adulta. Con tutti i “però” e i “boh” del caso, comunque: un test compiuto tempo addietro per conto della Confindustria segnalava che il 95% degli studenti a ridosso del diploma non aveva idea delle figure professionali richieste dalle imprese del territorio (e che il 45% aveva comunque messo in conto di fare la valigia e andarsene altrove). Se i ragazzi non sanno cosa chiedere alle imprese, neanche le imprese sanno quel che chiedere ai ragazzi: una su 3 confessava di non conoscere le figure professionali sfornate dal sistema scolastico locale...

Ma in quali settori dell’economia spunta fuori questo tentativo di mettersi in proprio da parte dei giovani? Non desta meraviglia che più di un terzo provi la strada del negozietto o comunque di una attività commerciale: stiamo parlando di poco meno di un migliaio di operatori. Come dire che rientra fra le ditte “giovanili” quasi una su otto fra quelle esistenti. Praticamente lo stesso standard che si registra nell’edilizia, altro grande collettore di imprese under 35 (sono 466 sulle 4.217 censite dall’ente camerale). Idem fra bar, pub, birrerie e tutta la galassia di ristorazione e alberghi: 353 su appena più di 3mila.

Assai meno in linea con le attese è invece il fatto che siano ben 125 le aziende manifatturiere contrassegnate da questo bollino “under 35”. Di più: ben 131 sono quelle che nella nostra provincia sono catalogate alla voce «agricoltura, silvicoltura e pesca». Più delle 60 che troviamo nel settore «trasporto e magazzinaggio». Più delle 81 nel campo delle «attività finanziarie e assicurative». Più della sessantina che vediamo nei «servizi di informazione e comunicazione» o nel settore “M” delle «attività professionali, scientifiche e tecniche». Più delle 50 rubricate come «attività immobiliari o delle 25 come «attività artistiche, sportive, di intrattenimento»...

«In questi ultimi anni – sottolinea la newsletter – la formazione e la nascita di nuove imprese ha subito un drastico rallentamento e molti giovani, pur ansiosi di mettersi su questa strada, ne sono stati sconsigliati dalle negative condizioni del mercato e del momento storico». Aggiungendo poi: «Da tempo si attendono politiche più favorevoli che agevolino la nascita di nuove imprese, per spezzare le catene della disoccupazione e per rafforzare la società civile».

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