Il presidio
Chiama il figlio: «L’ho uccisa»
Strangola la moglie con un laccio da scarpe dopo una violenta lite, lui 82 anni e lei 73
LIVORNO. Un fisico minuto, vestito con una tuta da ginnastica grigia. Intorno al collo un segno sottile, ma così profondo da averle provocato sangue. Carla Barghini, 73 anni, giace a terra, accanto al letto nella camera della sua abitazione a Colline, priva di vita. Strangolata dal marito con un laccio delle scarpe. Lui, Mauro Signorini, 82 anni elettricista in pensione, la guarda, fuori di sé. «Cosa ho fatto? L’ho uccisa io. Mi ammazzo, mi ammazzo, non ce la faccio», grida disperato. Non sa che fare, forse non riesce ancora a realizzare che è tutto vero. Allora chiama il figlio Luca, 52 anni, per chiedere aiuto, ma è troppo tardi. Sono le 20.40 di ieri, e il figlio non sarà a Livorno prima di ore: si trova a Roma, dove lavora all’interno della Marina. Ormai per Carla non c’è più niente da fare. Nessuno potrà restituirgliela: indietro non si torna. Mauro Signorini resta per alcuni minuti da solo in casa, con la moglie morta: istanti interminabili, in cui è il figlio a dare l’allarme ai carabinieri, che a loro volta chiamano il 118. Lui intanto ha perso del tutto il controllo: minaccia il suicidio, ma poi non si uccide. Sono i carabinieri i primi a vederlo, in quello stato, nell’appartamento del quinto piano in via Lorenzini 21. E sono loro a portarlo in caserma, in stato di fermo, con l’accusa di omicidio: ai militari lui stesso confessa di aver strangolato la moglie.
Un delitto dalle tinte passionali, il raptus di un uomo che temeva di essere lasciato. Spietata conclusione di un’ennesima lite tra coniugi. Lei che vuole mettere fine al rapporto. Lui non riesce neanche sentirselo dire. E che per questo perde la testa: allora afferra il laccio di un paio di scarpe, glielo mette intorno al collo. E stringe forte, così forte da non farla più respirare. Finché lei, esamine, crolla terra. Una storia come purtroppo se ne sentono tante, anche se stavolta i protagonisti hanno un’età forse meno usuale.
E pensare che Carla Barghini e Mauro Signorini, insieme, avevano passato una vita intera: si erano sposati 54 anni fa e a Colline vivevano da 11 anni.
Quando all’ora di cena viene data l’allerta al 118, il quadro della situazione non è ancora chiaro: l’allarme parla di una lite. E dalla centrale operativa del 118 viene mandata un’ambulanza della Croce Rossa senza medico. Ma bastano pochi istanti per capire che la situazione è ben più grave. Poco dopo in via Lorenzini arrivano i volontari della Misericordia di via Verdi insieme al dottore, che però può solo constatare il decesso. Mentre Signorini viene portato via dai carabinieri, nell’appartamento di Colline restano il medico legale Luigi Papi e gli esperti del Nucleo investigativo dei caarbinieri per i rilievi. Carla non ha addosso segni di colluttazione, ma “solo” quel cerchio di morte intorno al collo. Il volto è incredibilmente disteso. «Sembra assurdo - dice un soccorritore - Pare che dorma». È l’una quando il servizio funebre dell’associazione di via Verdi porta il corpo della vittima al cimitero dei Lupi. In via Lorenzini resta uno strano silenzio, rotto solo dal motore della gazzella dei carabinieri che scorta il carro funebre verso il camposanto.
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