Il Tirreno

Livorno

Trasferimento in vista per 260 della Provincia

di Martina Corirossi
Trasferimento in vista per 260 della Provincia

Secondo le prime stime di Giorgio Kutufà solo un centinaio resteranno nell’organico degli uffici di quel che resterà dell’amministrazione provinciale

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Nelle ore in cui il Senato decideva della sorte delle Province, Giorgio Kutufà, a capo di Palazzo Granducale dal 2009, cercava di fare il punto della situazione.

In primis, per quanto riguarda la questione occupazionale: i dipendenti della Provincia di Livorno sono ufficialmente circa 360. Per capire quale la sarà il loro futuro incarico è necessario fare un passo indietro: in base al disegno di legge sullo svuotamento di potere delle Province, alcune funzioni e competenze resteranno legate a questi enti mentre le restanti saranno spartite tra le amministrazioni comunali e il polo centrale rappresentato dalla Regione.

Tra le funzioni svolte dalle Province ci sono i servizi per il lavoro e la formazione, la difesa del suolo, la viabilità, l'edilizia scolastica, il trasporto pubblico e la cultura solo per citare alcuni esempi. Il personale si sposterà quindi in base ai compiti svolti: ad esempio coloro che si occupano di edilizia scolastica, materia che sarà trasferita ai Comuni, diverranno dipendenti di Palazzo Civico. «Per quanto riguarda coloro che si occupano di ambiti che resteranno in carico all'istituzione provinciale (come la gestione delle strade, la programmazione della rete scolastica superiore e l'ambiente) – spiega - dovrebbero con tutta probabilità non subire conseguenze». Si tratta sulla base di una prima stima di almeno un centinaio di lavoratori. Questo significa che i restanti 260 dipendenti saranno divisi tra i Comuni e la Regione. Il rischio, è quello quindi di un trasferimento.

«Mi auguro inoltre che sui dipendenti assegnati ad altre istituzioni non incomba la scure degli 85mila esuberi previsti per gli enti pubblici». Eppure Kutufà punta l'attenzione sull'indotto che gira intorno all'ente che ha sede a Palazzo Granducale. «Mi riferisco a tutte quelle cooperative o imprese che lavorano per conto della Provincia in appalto. Collaboratori esterni a cui vengono affidati servizi di primaria importanza». Si va dalle imprese di pulizia e sorveglia, fino a una parte del personale che si occupa dei centri per l'impiego. «È in questo ambito che potrebbero esserci i tagli più massicci con relative ricadute in termini occupazionali». La seconda parte dell'analisi di Kutufà riguarda invece le conseguenze pratiche sulla vita di cittadini e imprese che usufruiscono dei servizi erogati.

«Molte competenze, come ad esempio la concessione delle autorizzazioni ambientali, saranno trasferiti direttamente allo stato – chiarisce – questo significa un distacco sempre maggiore tra l'utente e l'istituzione e una risposta meno rapida ed efficace». Vi sono compiti, finora svolti nell'ombra dalla Provincia che il presidente ci tiene a sottolineare. Uno di questi è la gestione dei fondi comunitari: «La Provincia si è sempre occupata di reperire i fondi e spartirli poi equamente tra i comuni che ne facevano parte».

Le città metropolitane invece avranno un filo sempre più diretto con l'Europa mentre i piccoli comuni, Kutufà fa l'esempio di Sassetta (poche centinaia di abitanti) avranno sempre più difficoltà a farsi sentire nel contesto europeo o nazionale.

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