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Processo Morosini al via «Abbreviato per Porcellini»
Oggi a Pescara si apre l’udienza preliminare sulla morte del giocatore Tre i medici indagati per omicidio colposo, tra questi anche quello del Livorno
LIVORNO. Manlio Porcellini, il medico del Livorno calcio indagato per la morte di Piermario Morosini questa mattina potrebbe chiedere, attraverso i suoi legali, di essere giudicato con rito abbreviato. È questa la voce insistente che arriva alla vigilia dell’apertura del processo sulla morte del giocatore amaranto, avvenuta allo stadio Adriatico di Pescara il 14 aprile 2012 e per la quale sono stati indagati con l’accusa di omicidio colposo tre medici.
Una scelta processuale, quella di Porcellini, che se venisse confermata avrebbe un obiettivo e una conseguenza precisi. L’obiettivo dei legali, gli avvocati Massimo Girardi e Gabriele Rondandina, sarebbe quello di far prosciogliere subito il loro cliente facendolo giudicare dal giudice sugli atti del fascicolo e dai quali emergerebbe la non responsabilità dei soccorsi da parte del medico amaranto.
In ogni caso, arrivasse pure una condanna Porcellini verrebbe risparmiato dal processo dibattimentale e alla sua eventuale pena sarebbe applicato uno sconto di un terzo.
Secondo i periti del gip la morte di Morosini fu dovuta a «una cardiomiopatia aritmiogena con interessamento prevalente del ventricolo sinistro e precipitata dallo sforzo fisico intenso»; durante l'autopsia, inoltre, è stata riscontrata nel ventricolo «la presenza di una lesione lineare, di aspetto cicatriziale». Ma ciò che più conta ai fini del processo è che i periti, «in merito alla incongrua, caotica assistenza sanitaria fornita» al calciatore, ritengono di poter «concludere che vi sono comportamenti sanitari che hanno avuto rilevanza causale», nella morte di Morosini. Toccherà quindi al gup Luca De Ninis stabilire se i tre medici - oltre a Porcellini, quello del Pescara Ernesto Sabatini ed il medico del 118 allo stadio Vito Molfese - debbano andare a processo per rispondere di omicidio colposo.
Nella perizia si legge che mentre per il medico del Pescara il suo intervento «riveste sicura dignità causale», per quello del Livorno «sono riconosciute differenti incongruenze comportamentali», perché una volta identificata la presenza in campo del defibrillatore avrebbe «dovuto saperlo impiegare, sfruttando così l'incomparabile opportunità di intervenire precocemente mediante defibrillazione in un momento in cui la probabilità di pieno recupero è massima.
Tale omissione diagnostico-terapeutica riveste ruolo causale nel determinismo» della morte di Morosini.
L'udienza fissata inizialmente per il 20 febbraio è stata rinviata ad oggi a causa dell’astensione degli avvocati.
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